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Perché i negozi di Napolitano Store sono ancora aperti nonostante il sequestro dell’azienda

Nonostante il sequestro del compendio aziendale, l’imprenditore Angelo Napolitano non ha smesso di vendere: le nuove sedi sono evidentemente gestite da società diverse da quella oggetto del provvedimento.
A cura di Nico Falco
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Frame dai video pubblicati da Angelo Napolitano dopo il sequestro
Frame dai video pubblicati da Angelo Napolitano dopo il sequestro

Due giorni fa la Guardia di Finanza ha messo i sigilli ai Napolitano Store, bloccando di fatto la sede di Casalnuovo e quella del corso Garibaldi, a Napoli. Eppure, nonostante il provvedimento del gip, Angelo Napolitano non ha smesso di vendere, continuando a pubblicizzare la propria attività sui social e annunciando anche l'apertura di una nuova sede. Una situazione che può sembrare paradossale, ma che ha una spiegazione ben precisa: la misura cautelare è stata emessa nei confronti di una determinata società (e del relativo compendio aziendale) e non blocca eventuali altre società, soprattutto se intestate ad altre persone.

Il sequestro dell'azienda di Angelo Napolitano

Il provvedimento del gip del Tribunale di Nola è stato eseguito il 14 gennaio. La società Am Distribution srl, di cui Napolitano è rappresentante, era già al centro dell'indagine della Guardia di Finanza che aveva portato, a settembre, al sequestro di oltre 5 milioni e mezzo di euro (beni per 5.740.561 euro, tra cui uno yacht di 16.5 metri, formalmente intestato a terzi ma, secondo gli investigatori, riconducibile all'imprenditore 47enne).

Due giorni fa, il sequestro dell'intero compendio aziendale (struttura e prodotti all'interno compresi). Il gip non ha optato per l'amministrazione giudiziaria in quanto è stato accertato che le condotte illegittime erano proseguite anche dopo il sequestro in maniera sistematica; è stata inoltre disposta la presenza di custodi per evitare che la merce custodita nelle strutture venga asportata.

Le accuse all'imprenditore di Napolitano Store

Le accuse riguardano false fatturazioni ed evasione dell'Iva: la società, per vendere cellulari, televisori ed elettrodomestici in genere, avrebbe mascherato le vendite in nero verso compratori privati con false fatturazioni, facendole figurare come vendite nei confronti di società "cartiere", ovvero esistenti solo sulla carta; in questo modo non avrebbe applicato l'Iva e avrebbe praticato prezzi nettamente più bassi della concorrenza.

Altra particolarità ricostruita dalle Fiamme Gialle, quella del pagamento in contanti, che permetteva di avere i forti sconti: in quei casi al cliente veniva consegnata una "bolletta" priva di validità fiscale ma simile ad un normale scontrino, elaborata da un apposito software gestionale, in cui veniva indicato il codice IMEI del telefono, in modo da giustificare l'uscita del prodotto dal magazzino, monitorare le vendite e assicurare al cliente l'eventuale sostituzione del prodotto.

Perché Angelo Napolitano continua a vendere

I prezzi stracciati venivano pubblicizzati ampiamente anche sui social, e in particolare su TikTok, dove Angelo Napolitano è un personaggio molto noto; anche dopo i provvedimenti il 47enne ha pubblicato nuovi video, continuando a offrire i suoi prodotti con forti sconti: sembra, insomma, che non sia cambiato nulla. E arriviamo, quindi, al motivo per cui l'imprenditore può continuare a vendere nonostante l'indagine, il sequestro di beni e quello dell'attività.

Napolitano, commentando il sequestro del 14 gennaio, ha spiegato ai suoi follower di avere avuto "una chiusura di 15 giorni"; in realtà il sequestro non ha un limite temporale: potrebbe ottenere la revoca con un ricorso, ma non esiste, ad ora, una "scadenza" del sequestro. Il provvedimento ha, però, un altro limite: colpisce esclusivamente la società oggetto di indagine, ovvero la Am Distribution srl: nulla vieta a Napolitano, per il quale, comunque, vale la presunzione di innocenza, di continuare a vendere tramite altre società o di pubblicizzare i prodotti commercializzati da società che non fanno capo a lui.

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