Assegno di Inclusione, le ultime notizie

Parlano i napoletani con l’Assegno d’inclusione: “Elemosina rispetto al Reddito di cittadinanza”

Viaggio di Fanpage.it fra i richiedenti dell’assegno di inclusione, nuova misura del governo che sostituisce il reddito di cittadinanza.
A cura di Antonio Musella
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Sono giorni di lunghe file nei centri di assistenza fiscale, i CAF, per l'avvio delle domande per accedere all'assegno d'inclusione, la misura voluta dal governo Meloni per sostituire il reddito di cittadinanza abolito pochi mesi fa. Un sostegno economicamente più contenuto di quello precedente e con delle maglie d'accesso molto più strette rispetto al reddito di cittadinanza. Siamo stati tra i richiedenti per capire cosa si aspettano dalla nuova misura e come stanno funzionando le domande.

In tanti segnalano problemi di comunicazione tra i Caf e i centri dei servizi sociali comunali che devono per legge entro 120 giorni svolgere una verifica sui soggetti richiedenti, un passaggio senza il quale la procedura non può andare avanti. Intanto l'opinione è cupa e per molti l'assegno d'inclusione non è che un'elemosina rispetto al reddito, che espone le fasce più deboli al rischio del lavoro sottopagato e della delinquenza.

"Meloni diceva che il reddito era una mancetta, questa è elemosina"

Sono innanzitutto i quartieri popolari del centro e della periferia a vedere le lunghe file davanti a Caf. In tanti aspettano di essere chiamati dai centri dei servizi sociali per effettuare un colloquio con gli assistenti sociali. Ma dai centri dei servizi comunali sembrano non aver avuto molte indicazioni dal governo, come ci confermano diversi gestori dei Caf. A loro volta i centri di assistenza privata non possono mandare avanti le pratiche senza quel passaggio.

Spiega a Fanpage.it Stefania, che ha fatto richiesta per l'assegno di inclusione:

Già in estate fui chiamata per un colloquio conoscitivo, da ex percettrice di reddito di cittadinanza, mi dissero di tornare a fine anno. A gennaio sono andata ai servizi sociali ma non sanno come muoversi e cosa fare.

Mi hanno rimandata al Caf e quelli del Caf mi hanno rimandato dagli assistenti sociali, è un passa la palla.

Il cattivo funzionamento rischia di creare un vero e proprio ingorgo nelle domande, provocando nelle prossime settimane un iper afflusso ai centri comunali che, con il poco personale a disposizione, dovranno smaltire le pratiche entro i 120 giorni previsti dalla legge.

Rosanna è in fila ad un Caf a Ponticelli quando racconta al nostro giornale la sua storia:

Io percepivo il reddito di cittadinanza. Ora con l'assegno d'inclusione i soldi saranno dimezzati, ma questa situazione andrà a penalizzare le persone che veramente hanno bisogno. La Meloni diceva che il reddito era una mancetta di Stato, adesso stanno dando l'elemosina.

Le persone ora cadranno di più nel ricatto del lavoro sottopagato – ci dice Stefania – ma anche nel pericolo di delinquere. Io intorno a me tutti i giorni vedo famiglie realmente in difficoltà, donne sole come me realmente in difficoltà, sul reddito hanno montato una vera e propria propaganda.

"I furbetti? Solo propaganda, la gente non ce la fa ad andare avanti"

Una propaganda che ha accompagnato dapprima la campagna elettorale delle ultime elezioni politiche e poi la prima parte del governo Meloni, che proprio nel segno della lotta ai furbetti ha giustificato l'abolizione del reddito di cittadinanza. "I furbetti che imbrogliavano c'erano – sottolinea Rosanna – però invece di tagliare il reddito e passare all'assegno d'inclusione, dovevano fare dei controlli più efficaci su chi percepiva il reddito. Quando hanno voluto i controlli li hanno fatti".

Ed effettivamente proprio il sistema dei controlli ha rappresentato l'anello debole della misura voluta dal governo di Giuseppe Conte. Intanto, mentre la propaganda celebra la cancellazione del reddito e l'introduzione dell'assegno d'inclusione, soprattutto al Sud c'è che deve scegliere tra le cure e la sopravvivenza.

Continua Rosanna:

Per me sarà molto dura, sono molti soldi in meno io purtroppo prendo una serie di medicinali che sono tutti a pagamento. Prima riuscivo ad andare avanti, ma adesso con l'assegno d'inclusione o compro le medicine oppure do da mangiare alle mie figlie.

E sembra essere questa l'osservazione più frequente tra quelli che prima prendevano il reddito e ora possono accedere all'assegno d'inclusione che, lo ricordiamo, sono solo una piccola parte della platea del vecchio RdC:

«A me sembra una presa in giro – sottolinea Stefania – economicamente hanno decurtato pesantemente la misura percepita, che già era una somma minima, la cancellazione del reddito ha cancellato le persone che davvero ne hanno bisogno». Sarà più dura, questo è sicuro. Bisognerà poi verificare la seconda parte della misura, quella che promette, in verità esattamente come la legge del governo Conte, posti di lavoro grazie ai corsi di formazione professionale.

Una equazione che statisticamente nel nostro paese negli ultimi 10 anni, non ha mai funzionato in maniera tale da dare una risposta ad una platea così vasta di persone. Soprattutto in un paese dove, come ci ricorda il rapporto Caritas sulla povertà, 5,5 milioni di persone vivono in povertà assoluta e 14 milioni vivono in povertà relativa. 

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