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Le notizie sugli stupri al parco verde di Caivano

Arriva Meloni a Caivano e De Luca vuole l’assedio militare. Ma al Parco Verde la camorra si è dileguata in attesa delle retate

Giovedì Meloni a Caivano, oggi De Luca invoca lo stato d’assedio militare. Ma la camorra che domina al Parco Verde si è già resa invisibile in attesa che passi la bufera.
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Quarant'anni di solitudine a targhe alterne e ora la politica si ricorda del Parco Verde di Caivano, ghetto d'Italia. Dopo lo stupro delle due cugine di 10 e 12 anni, la premier Giorgia Meloni s'annuncia fra i palazzoni che danno giaciglio a circa 6mila abitanti, uno su 10 minorenne, e nessun servizio. Ci sono solo tre istituzioni: la chiesa, la scuola e i carabinieri.

Il presidente della Regione Vincenzo De Luca chiede un anno di stato d'assedio militare. È quella che potremmo definire la «soluzione brasiliana»: nelle favelas di Rio quando passa il caveirão, l'autoveicolo blindato del Bope il gruppo di intervento armato, la «tropa de elite», i bambini piangono e la gente va a nascondersi perché ci sarà una sparatoria a breve.

Il murale di Caivano
Il murale di Caivano
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Nel ghetto che non fa cantare i trapper, tra i palazzi che hanno visto vite troppo brevi, Fortuna Loffredo e Antonio Giglio su tutte, perfino il murales con le due bambine inaugurato qualche giorno fa oggi sembra segnale di triste presagio, pare l'inizio di un horror.

Il Parco da due anni attende un pizzico di riqualificazione, la centesima parte che gli sarebbe necessaria, inserita nel Pinqua, il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dellAbitare nato per realizzare interventi di edilizia sociale e rigenerazione urbana in tutta Italia.

Nel progetto si legge:

Interventi di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico del patrimonio edilizio residenziale pubblico, degli spazi aperti e servizi pubblici del Parco Verde, per un ammontare di 8 milioni e 200mila euro.

Nel progetto è incluso il recupero e riutilizzo di un manufatto edilizio esistente, attualmente in disuso, da destinare a struttura socio-assistenziale a supporto dei minori e dei loro genitori, nonché l’apertura e la riqualificazione di aree a verde attualmente in stato di abbandono o fortemente degradate.

 Sogni e soldi si sono fermati in una graduatoria. I denari li porteranno Meloni e Piantedosi? Chissà.

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Nel frattempo i clan mica stanno lì ad aspettare. I camorristi sanno leggere i giornali. Qualche giorno fa un boss arrestato nella zona di Giugliano è stato trovato in piscina con il giornale aperto alla pagina della cronaca nera: leggeva news su un clan avversario.

A Caivano non sono da meno: i clan si attendono da un giorno all'altro retate e operazioni, stile "alto impatto", dunque le piazze di spaccio si sono dileguate, insieme a tutta la rete di controllo che a Caivano non è plateale come quella resa famosa dalle varie serie tv a Scampia ma è perfino più dettagliata ed efficiente.

Torneranno, perché non potranno fare altrimenti: fumo, erba ma soprattutto eroina e cocaina sono merce da tenere sempre disponibile altrimenti i dipendenti da stupefacenti semplicemente vanno altrove.

Però pusher, vedette, corrieri, cassieri e capi piazza non sono stupidi: per aver prosperato decenni in quelle zone, hanno imparato non solo a rendersi invisibili e a scavare trincee, ma pure a prevedere e "leggere" il territorio.

Spesso più e meglio di tanti altri. Ora è il momento di flettersi; come il giunco al momento della piena d'acqua.

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