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Covid 19
16 Dicembre 2021
18:36

Ordinanza Capodanno, Claudio De Magistris contro De Luca: “Non si batte il Covid vietando concerti”

Claudio De Magistris, imprenditore degli spettacoli, a Fanpage.it: “Che senso ha vietare show all’aperto e consentirli al chiuso? Il settore è già al collasso”
Intervista a Claudio De Magistris
imprenditore del settore spettacoli
A cura di Pierluigi Frattasi
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Claudio De Magistris
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“L'ordinanza di De Luca che vieta le feste e i concerti in piazza a Natale e Capodanno? Fatta così credo che sia inutile. Mi chiedo che senso ha vietare eventi all’aperto e consentirli al chiuso. Che utilità ha vietare ai bar la vendita di bibite dalla mattina e consentirla invece ad esempio ai supermercati. Se veramente c’è una situazione così grave da dover imporre queste restrizioni e vietare a una persona di bere una aranciata per strada o in un parco, nonostante vaccini e super green pass, perché allora aspettare il 23 dicembre?”. Ne è convinto Claudio De Magistris, imprenditore del settore degli spettacoli, ex direttore dell'Arena Flegrea, nonché fratello dell'ex sindaco di Napoli Luigi.

Claudio è stato anche tra gli organizzatori di molte feste di Capodanno in piazza con grandi concerti e spettacoli nel capoluogo partenopeo e a Fanpage.it commenta la crisi che ha colpito il settore a causa del Coronavirus. A seguito dell'ordinanza regionale che vieta gli eventi dal 23 dicembre al 1 gennaio 2022, a Pompei è stato annullato il concerto di Gigi D'Alessio del 28 dicembre. Mentre a Napoli è in forse il Concertone del 31 dicembre in piazza del Plebiscito. Annullato anche il Presepe Vivente di San Padre Pio a Pietrelcina.

Che impatto avrà l'ordinanza per chi lavora nel mondo degli spettacoli?

Ne faranno le spese, ingiustamente, tanti operatori già provati da anni di sacrifici. Veniamo da due anni di crisi del settore per la pandemia. Le difficoltà e i sacrifici ci sono stati per tanti, ma questo è stato il primo settore costretto a fermarsi e l’ultimo a ripartire. Oggi che si paventano ulteriori restrizioni si creano incertezze che in un comparto fatto di programmazione e organizzazione crea grosse difficoltà. Ma il problema è anche un altro.

Quale?

Perché consentire assembramenti nei centri commerciali, negli stadi o ad esempio per le strade di tante città, anche a Salerno, dove quotidianamente si accalcano migliaia di persone per vedere le luci di Natale? Cosa si è fatto invece in questi due anni per la sanità, la scuola e i trasporti? Ecco, oggi in Italia c’è sciopero generale che i sindacati hanno chiamato “insieme per la giustizia”, e di quella ne avremmo tanto bisogno noi qui in Campania.

Lei ha organizzato tanti concerti di Capodanno a Napoli, che ne pensa dello show previsto dall'amministrazione Manfredi in piazza del Plebiscito e ora in forse?

Ipotizzare a Capodanno, a Napoli, in piazza del Plebiscito un evento riservato a soli 5mila fortunati spettatori ritengo sia una cattiva idea. Almeno quel giorno la piazza della città, il lungomare, i fuochi d’artificio dal Castel dell’Ovo devono essere disponibili per tutti i napoletani e per tutti i turisti che scelgono Napoli. O per tutti o per nessuno.

Adesso il concertone potrebbe essere spostato al Maschio Angioino e trasmesso in Tv, è un giusto compromesso?

È uno di quei casi in cui si dice the show must go on.

Cosa possono fare le istituzioni per aiutare i lavoratori dello spettacolo?

Molto di più. Troppo poco è stato fatto per affrontare la crisi. D’altronde proprio l’altro giorno il Presidente della Campania ha classificato come “imbecilli” coloro che rappresentano la cultura a Napoli. A queste esternazioni purtroppo ormai siamo abituati, la solita ammuìna, ma quello che è diventato oltremodo cacofonico è l’assordante silenzio della politica, delle istituzioni e degli offesi.

Al Comune di Napoli si è deciso di separare gli assessorati al Turismo e alla Cultura, quest'ultima è in capo al sindaco. Che ne pensa?

Non ne conosco le motivazioni, ci possono essere quelle buone nel voler dare il massimo peso a una delega importante, come ci auguriamo, e quelle meno nobili che alimentano questa tendenza di amministratori, anche di grandi città e regioni, a trattenere con tracotanza quella delega magari convinti di gestire così uno strumento di propaganda e acquisizione del consenso. Quello che andrebbe considerato è che quella è la delega che più richiede interazioni personali con i riferimenti del settore: musei, istituti di cultura, soprintendenze, gallerie, teatri, festival, artisti, direttori, scrittori, operatori del cinema, organizzatori, associazionismo. Richiede tempo, professionalità, idee e una visione. Ma se per alcuni è oramai ben chiaro quale è il sistema che si attua anche per la cultura, per il Comune di Napoli è ancora presto per poter esprimere un parere.

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