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“Non è una fabbrica, se volete fare i turni andatevene, c’è la fila fuori”, la sfuriata del capoclan del rione Traiano

Intercettato, il capoclan Alfredo ‘o Biondo si lamenta della debolezza mostrata ai gruppi rivali: “Quando c’ero io si pisciavano addosso”.
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A cura di Nico Falco
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Affiliati che non pattugliavano le strade, che non si informavano se fossero passate "le guardie", che tenevano il parco pulito per mantenere l'omertà dei residenti. Un lassismo generale che aveva portato il clan a perdere il rispetto da parte degli altri gruppi criminali, che in un occasione di un incontro erano entrati nella loro roccaforte armati. Situazione che aveva mandato su tutte le furie Alfredo ‘o Biondo, capo del clan Sorianiello, che, in una intercettazione carpita dai carabinieri e finita nell'ordinanza eseguita il 18 settembre al Rione Traiano, fa una sfuriata al figlio Simone, che regge il gruppo in sua vece, e a tutti gli altri.

Il discorso, con le opportune e obbligatorie proporzioni, è quello di un leader: il fondatore del clan di camorra di Napoli Ovest vuole che la cosca abbia il pieno controllo del territorio, che ognuno abbia il proprio ruolo e che lo rispetti. A partire dal figlio: se lui, dice, è il primo ad andare a letto alle sei di mattina e a svegliarsi alle quattro, viene da sé che gli altri, sapendo che dorme, non si preoccupano di "lavorare". E spiega, in buona sostanza, che il clan non è una fabbrica, che se vogliono solo fare il proprio turno possono anche andarsene, che tanto c'è la fila fuori.

Il capoclan: "La gente si doveva pisciare sotto quando entrava"

É il 5 marzo 2023, nella sfuriata il capoclan fa riferimento a un episodio del giorno precedente: i componenti di un altro gruppo criminale, arrivati nel parco "della 99", sono entrati armati e hanno consegnato le pistole solo di loro iniziativa. In quella circostanza, spiega, gli affiliati avrebbero dovuto sorvegliare gli accessi: non tutti nello stesso punto, ma posizionati lungo le strade in modo da capire subito chi stesse arrivando, quanti ne fossero e se fossero armati. Come, fa intendere, succedeva quando al comando c'era lui: "Nel rione mio, la gente si doveva pisciare sotto quando entrava! Quello è venuto come niente fosse!".

"Qua è una fabbrica, andatevene tutti quanti"

Il boss prosegue aggiungendo che non esiste un coordinamento e che il clan così gestito somiglia ad una fabbrica, dove la regola è fare solo il proprio turno di lavoro, "io monto, io smonto". A questo punto, dice, possono tutti andarsene, perché sa già come sostituirli con persone più motivate: "ci sta un sacco di gente che si muore di fame qui giù, ti faccio vedere io cosa ti combinano".

"Dovete togliere i mozziconi da terra"

Alfredo Sorianiello prosegue dicendo che, quando il clan veniva retto da Giuseppe Mazzaccaro (alias "Peppe della 99"), il controllo del territorio ancora c'era. E se la prende col figlio, che è il nuovo reggente e dovrebbe dare l'esempio, mettendo in riga gli altri. Gli dice che tutti gli affiliati devono presentarsi al mattino (esclusi quelli che hanno fatto il turno di notte), come se fossero, dice, "un reggimento", ed è necessario che pattuglino le strade per accertarsi che tutto vada bene.

Così come è necessario mantenere l'appoggio dei residenti, provvedendo alla pulizia del parco: "Si deve prendere la scopa, si prende la scopa e ogni dieci minuti si scopa". Se qualcuno fa notare che c'è un mozzicone per terra, lo si deve raccogliere. E le auto non devono disturbare chi abita in zona.

"Perché – spiega Alfredo ‘o Biondo – la gente a me mi deve fare stare tranquillo. Perché io alla gente gli voglio bene, e la gente mi fa guadagnare i soldi! E la gente non chiama le guardie". La debolezza mostrata dal clan, rilevano i magistrati nell'ordinanza, trova conferma in una "stesa" che pochi giorni dopo avviene proprio sotto l'abitazione di Simone Sorianiello.

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