“Non abbiamo bisogno dell’insegnante di sostegno”, il consigliere di Afragola parla così davanti all’associazione disabili
Afragola, interno giorno. Siamo nell'aula comunale e il sindaco Gennaro Giustino ha appena richiamato l'aula all'ordine e al rispetto del regolamento. Il consigliere comunale Biagio Castaldo, eletto con una lista civica e ora fra i banchi dell'opposizione di centrodestra, chiude il proprio intervento con una frase che in quel momento vuole solo rivendicare autonomia: «Non abbiamo bisogno dell'insegnante di sostegno». Poche parole, pronunciate dai banchi del Consiglio comunale del popoloso centro a Nord di Napoli, che nel giro di poche ore diventano un caso.
A sollevarlo è "La Battaglia di Andrea, per la tutela dei diritti dei disabili", con un post pubblicato sui social. L'associazione ricostruisce il momento e spiega perché quel passaggio ha colpito le famiglie che seguono ogni giorno un figlio con disabilità: la figura dell'insegnante di sostegno usata come metro di paragone, come sinonimo di qualcuno che non ce la fa da solo. «Una frase che ci ha fatto male – scrive l'associazione – perché utilizzata come termine di paragone per dire, in sostanza, di essere autonomi e di non avere bisogno di qualcuno che li affiancasse». Il punto non è la rivendicazione politica in sé ma l'accostamento. «In generale, una persona disabile può avere difficoltà e avere bisogno di supporti specifici, ma questo non significa essere inferiore – si legge ancora nel messaggio -. E non significa, aggiungono, che un consigliere comunale possa usare quell'accostamento e quei termini, giudicati offensivi, durante una seduta dell'assise cittadina».
Il presidente del Consiglio comunale di Afragola, Antonio Caiazzo, che secondo la ricostruzione è intervenuto immediatamente condannando l'espressione: un passaggio che "La battaglia di Andrea" dice di apprezzare. La richiesta è esplicita e riguarda direttamente la famiglia che firma il post. Andrea è un bambino disabile, titolare della legge 104 e seguito a scuola da un insegnante di sostegno. «Come genitori di Andrea – scrivono – chiediamo innanzitutto le sue scuse, a noi e a tutte le famiglie che ogni giorno vivono la disabilità».
Alla presa di posizione si è associato il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli, che si è detto pienamente d'accordo con l'associazione e ha stigmatizzato le parole usate in aula dal consigliere comunale. «Il caso tocca una questione che ad Afragola, come nel resto della Campania, riguarda migliaia di famiglie: il sostegno scolastico non è un'etichetta, è un diritto riconosciuto dalla legge 104 e una presenza quotidiana nelle classi, dalla materna alle superiori. È il motivo per cui una frase pronunciata in un'aula consiliare, e non al bar, viene percepita come un problema pubblico». «Le parole pronunciate nelle istituzioni hanno un peso – chiude il testo – soprattutto quando riguardano, anche indirettamente, persone disabili».