Noemi ferita dalla camorra a Napoli
17 Luglio 2020
16:34

Noemi ferita in un agguato a piazza Nazionale. Il 23 luglio la sentenza

Volge al termine il processo che vede indiziati i fratelli Del Re per il ferimento della piccola Noemi a piazza Nazionale, a Napoli, un anno fa. Il prossimo 23 luglio i giudici leggeranno la sentenza. Intanto oggi in aula sono stati ascoltati gli avvocati dei due imputati. La famiglia Staiano crede nel lavoro della magistratura e chiede giustizia.
A cura di Gaia Martignetti
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Noemi ferita dalla camorra a Napoli

Questa data la famiglia Staiano l'aspetta da più di un anno perché il 23 luglio, tra meno di una settimana, si conoscerà la sentenza del processo che vede indiziati i fratelli Del Re, per il ferimento della piccola Noemi. I due sono accusati di essere gli esecutori materiali dell'agguato avvenuto a piazza Nazionale il 3 maggio del 2019. Noemi quel giorno gioca con la nonna quando un proiettile la colpisce. Ha solo 4 anni e affronterà settimane interminabili di ricovero all'ospedale Santobono, tra la vita e la morte. Oggi in aula era il turno degli avvocati dei due indiziati, che hanno assistito all'udienza in videoconferenza. In presenza, invece, c'erano Tania Esposito e Fabio Staiano, assistiti dall'avvocato Vincenza Rando.

Armando ed Antonio Del Re, i due fratelli accusati del ferimento della piccola Noemi hanno scelto il rito abbreviato. I magistrati, per i due fratelli, hanno chiesto 20 anni di reclusione. Una giornata difficile quella di oggi, racconta papà Fabio a Fanpage.it. «Eravamo molto concentrati sulle parole dei loro avvocati. Trattieni sempre le emozioni dentro ovviamente. Crediamo nel lavoro della magistratura quindi siamo fiduciosi. Speriamo abbiano le idee chiare. L'effetto è sempre lo stesso, ascoltare cosa si dice durante queste udienze ci fa male». Ma la famiglia Staiano ha promesso alla piccola giustizia e con loro l'intera città scossa da quel giorno e che per diverse settimane ha sempre accompagnato la piccola nella sua lenta guarigione. Che non è ancora del tutto avvenuta,  perché è costretta a portare un corsetto tutto il giorno, per evitare che la sua piccola colonna vertebrale possa subire nuovi traumi. La preoccupazione principale di mamma Tania e papà Fabio, oltre alla richiesta di giustizia è proprio quella di preservare l'infanzia della loro figlia.

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