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Napoli, sequestrati negozi e società di carburanti: imprenditore vicino a clan Montescuro

Un decreto di sequestro è stato eseguito nei confronti di Salvatore De Francesco, ritenuto legato al clan Montescuro; sotto chiave società, immobili e attività commerciali.
A cura di Nico Falco
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Un'abitazione, diverse autorimesse e posti auto nel Centro Direzionale, rapporti finanziari e assicurativi presso istituti bancari e Poste Italiane e tre società, una del settore della distribuzione dei carburanti e due dei ricambi per auto e moto: sono i beni sequestrati a Salvatore De Francesco, ritenuto collegato al clan Montescuro, attivo nei quartieri cittadini di Sant’Erasmo e San Giovanni a Teduccio, con interessi economico-criminali consolidati anche sull’importante arteria di via Nuova Marina nonché nella nevralgica area del Porto di Napoli.

Il decreto di sequestro di prevenzione, finalizzato alla confisca, è stato emesso dal Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione ed eseguito nella mattinata di oggi, 26 marzo, dalla Polizia di Stato; il provvedimento è stato adottato in accoglimento della proposta avanzata dal Procuratore della Repubblica e dal Questore di Napoli, a seguito di una articolata attività di accertamento patrimoniale svolta dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Napoli e da cui è emersa una accumulazione di ricchezza ritenuta sistematica e prolungata e e del tutto sproporzionata rispetto ai redditi formalmente dichiarati da De Francesco; secondo l'ipotesi degli inquirenti si tratterebbe di denaro proveniente dalle attività illecite collegate al clan.

Il profilo di De Francesco, e i suoi collegamenti con clan del defunto boss Carmine Montescuro detto "‘o Munuzz", sono emersi dall'inchiesta della Procura che, a partire dal 2016, ha svelato l'organizzazione e l'attività del gruppo criminale, in particolare nelle estorsioni e l'usura ai danni di imprenditori e commercianti. L'imprenditore, arrestato nell'ottobre 2019 in esecuzione di una ordinanza di applicazione di misura cautelare personale del gip di Napoli, è stato poi condannato (in primo grado e in via non ancora definitiva in appello) per la partecipazione al clan e per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

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