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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Monaldi, le accuse dell’equipe di sala operatoria: “Clima tossico. Da Oppido umiliazioni e offese”

La lettera firmata da 11 operatori sanitari della sala operatoria dell’Ospedale dei Colli: “Criticità gravi e persistenti. L’intera equipe ha considerato il trasferimento”
A cura di Pierluigi Frattasi
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"Urla, aggressività, linguaggio offensivo, umiliazioni pubbliche in sala operatoria". È un quadro sconcertante quello che emerge dalla lettera firmata da 11 operatori sanitari dell'Ospedale Monaldi di Napoli e consegnata nelle mani della direttrice generale Anna Iervolino e del management dell'Ospedale dei Colli di Napoli, a cui il Monaldi afferisce. Il documento è redatto dal personale infermieristico, OSS e tecnico della Sala Operatoria e reca pesanti accuse nei confronti del primario dei trapianti pediatrici Guido Oppido, il chirurgo che ha operato il 23 dicembre scorso il piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 4 mesi trapiantato con un cuore danneggiato, per essere stato conservato con il ghiaccio secco, e morto il 21 febbraio scorso, dopo 2 mesi di calvario.

La lettera risale al 27 gennaio scorso ed è stata letta oggi dall'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bimbo, all'esterno del Duomo di Nola, dove si sono svolti i funerali. Il primario Oppido, tra i 7 indagati per la morte del piccolo, si è sempre difeso sostenendo la bontà dell'intervento, ricordando la sua lunga carriera in cui ha operato oltre 3mila bambini.

Nella missiva firmata dagli infermieri su carta intestata dell'Ospedale dei Colli, tuttavia, vengono lanciate pesanti accuse. Il personale si rivolge al management dell'azienda ospedaliera, per denunciare una "situazione di estrema gravità che, da tempo, sta compromettendo in modo significativo il benessere professionale e umano degli operatori, nonché la sicurezza dell'assistenza erogata ai pazienti". E, ancora, "la presente lettera ha lo scopo di segnalare criticità gravi e persistenti nel contesto lavorativo della sala operatoria". "Una situazione lavorativa – precisano – divenuta non più sostenibile, protratta da anni e peggiorata in modo vertiginoso negli ultimi mesi".

"Ambiente tossico e clima da paura"

"La situazione attuale – scrive l'equipe sanitaria dell'Ospedale dei Colli – non è legata a episodi isolati bensì ad una condizione reiterata nel tempo che ha determinato un ambiente di lavoro percepito come fortemente tossico, intimidatorio e lesivo della dignità professionale, con ripercussioni rilevanti sul benessere psicofisico degli operatori e, conseguentemente, sulla qualità dell'assistenza erogata".

Il passaggio successivo è dedicato al primario dei trapianti pediatrici. "In particolare – si legge nella missiva – il personale segnala comportamenti sistematici e quotidiani messi in atto dal dottor Guido Oppido, tra cui urla e aggressività verbale, umiliazioni e svalutazioni pubbliche delle competenze professionali, linguaggio offensivo e denigratorio, bestemmie e imprecazioni, atteggiamenti intimidatori tali da inibire la comunicazione in équipe, reazioni ostili e aggressive anche in contesti formali di confronto (come avvenuto, ad esempio, durante l'incontro del 24 novembre 2025), mancato ascolto e considerazione. Tali comportamenti avvengono prevalentemente in sala operatoria e si ripetono con una frequenza tale da configurare un clima lavorativo caratterizzato da paura, tensione costante e perdita di fiducia reciproca all'interno dell'équipe multiprofessionale".

"L'intera equipe ha pensato al trasferimento"

Una situazione, secondo quanto sostengono gli 11 operatori, che sarebbe arrivata al limite, tanto che "l‘intera équipe ha considerato, in maniera congiunta, la possibilità di trasferimento, ritenendo l'attuale contesto incompatibile con la tutela della propria salute e con l'esercizio sereno responsabile della propria professione. Si evidenzia, inoltre, che tali criticità sono state già segnalate nel tempo in sede di audit, confronti interni, incontri ripetuti con il Direttore Medico di presidio, Direttore dell'UOC SIPS e RAD di appartenenza". L'equipe lamenta, quindi, effetti significativi derivanti da questo stato di cose: "si osservano ansia persistente, tremori, difficoltà di concentrazione durante le attività correlati a pressione emotiva, stress e diffuso stato di burnout".

"Tempi di attesa ingiustificati con i bimbi a sterno aperto"

Vengono poi evidenziate "criticità organizzative generali, tra cui tempi di attesa ingiustificati con pazienti pediatrici a sterno aperto, mancanza di liste operatorie chiare e strutturate, comunicazione insufficiente riguardo ai protocolli chirurgici e provocazioni continue durante il tempo chirurgico". E "la durata dell'intervento chirurgico" sottolineano "rappresenta un fattore di rischio modificabile per le infezioni del sito chirurgico, con un aumento progressivo del rischio al crescere del tempo operatorio".

"In tale contesto, la totalità dei professionisti coinvolti opera con costante impegno, passione ed elevati standard di sicurezza per avviare l'intervento nel minor tempo possibile, esclusivamente nell'interesse del paziente. Alla luce delle evidenze disponibili, non risulta pertanto giustificabile il protrarsi di atteggiamenti o comportamenti che determinino ritardi evitabili, poiché la letteratura dimostra come tali condizioni siano associate ad outcomes sfavorevoli".

"Si segnala infine – concludono i professionisti – una situazione di sfiducia reciproca: la gerarchia medico-centrica e la comunicazione assente hanno portato a una percezione di insicurezza diffusa tra gli infermieri, oss e tecnici, che non si sentono attualmente più sicuri di collaborare con il dottor Guido Oppido. Le accuse di essere totalmente incuranti dei bisogni dei pazienti e del loro stato di salute non sono più accettabili e tollerate dall'intera equipe. Alla luce di quanto emerso, si evidenzia una situazione di burnout che compromette il benessere dei professionisti e la sicurezza dei pazienti. La presente lettera viene inoltrata con senso di responsabilità istituzionale, nella consapevolezza che, in assenza di interventi concreti e tempestivi, il personale non potrà ritenere sostenibile la prosecuzione dell'attività nelle attuali condizioni".

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