27 Ottobre 2022
12:35

“Mi guardi con questa faccia da tr**a”: il racconto della volontaria Arcigay aggredita a Napoli

Il racconto di Viviana, una dei medici volontari aggredito mentre prestava servizio nella sede napoletana di Arcigay. Il responsabile è un uomo di cui non si conoscono le generalità. “Sporgeremo denuncia”
A cura di Gaia Martignetti

"È inutile che mi guardi con questa faccia da tr**a". A rivolgerla a due donne, entrambe medici volontari che dedicano parte del loro tempo allo sportello di Arcigay, a Napoli, è stato un uomo. A raccontarlo a Fanpage.it è Viviana Rizzo, una delle due vittime di questa brutale aggressione, per fortuna solo verbale ma non per questo meno grave. Ogni martedì, insieme a una collega, svolge attività di test HIV e sifilide nella loro sede. Una pratica fondamentale per molti iscritti e non solo che ha rischiato tuttavia di metterle in pericolo, come racconta a Fanpage.it, mentre Arcigay Napoli ha chiesto la riattivazione del Tavolo interistituzionale con Comune e Questura.

Cosa è successo due sera fa?

Si è presentato intorno alle 18.00 quest'uomo che non aveva un appuntamento ed è stato, da quando entrato, sgarbato e aggressivo nei toni. Abbiamo chiuso la porta per tutelare la privacy. Ha iniziato a dire non chiedete la porta, perché gli ricordava la porta di un locale dove "voi di Arcigay organizzate eventi schifosi". Gli abbiamo chiesto se volesse fare il test o essere polemico. Ha detto che voleva fare polemica. Ha fatto polemica sull'anonimato del test, come prevede la legge, per la protezione della privacy. Ha poi detto che non voleva fare il test.

Poi cosa è successo?

Ha iniziato a dire "qua il martedì fate i test poi che altro fate?".  Non ho più risposto e ha iniziato a insultarmi dicendomi "è inutile che mi guardi con questa faccia da tr**a". Ho chiesto alla collega di aprire la porta, perché ho avuto paura. È diventata un'aggressione sulla persona donna, chiamandomi tr**a, dicendo che eravamo lì solo perché eravamo delle lesbiche di m***a. Si è segnato il mio nome su un foglio, con un fare minaccioso, non mi ha detto il suo. Abbiamo chiamato il 112, ci siamo spaventate, siamo uscite fuori. Il 112 due volte non ci ha risposto. Si è alzato, ha preso tutti i volantini e andandosene ha detto stai zitta "ti spacco la faccia", non ricordo bene. Noi non abbiamo detto più niente.

Avete denunciato?

Ho chiamato Antonello Sannino e tutto il direttivo, ho sentito l'ufficio legale di Arcigay per sporgere denuncia in maniera ufficiale come Arcigay.

È la prima volta che le capita?

È la prima volta fuori dal lavoro, fuori dall'ospedale. Come medici siamo spesso abituati a ricevere insulti e aggressioni dai pazienti. È la prima volta che mi capita nell'attività di volontariato. Tutte le persone che vengono non fanno altro che ringraziarci. Crediamo realmente nell'attività di volontariato che facciamo, noi facciamo il test a tutti. Siamo nella sede di Arcigay perché storicamente si impegna in questa lotta, per la prevenzione, ma siamo un centro aperto a tutti. Ho temuto fosse aggressivo fisicamente. Eravamo due donne, in una stanza, chiusi, in un vicolo. Il brutto è stata l'offesa come medico, come donne e come volontarie LGBT. Era rivolto a un medico, donna, secondo lui omosessuale.

Era venuto con questa intenzione, secondo lei?

No, è venuto con questa intenzione. Subito è stato polemico, all'inizio pensavamo fosse preoccupato. Poi ho capito la polemica, gli ho chiesto "sei qui per il test o fare polemica? Ha risposto per fare polemica". In tutte le sue aggressioni (verbali, ndr) entrambe abbiamo sentito una sensazione di vulnerabilità in quanto donne, in quanto medici, in quanto operatrici LGBT. Tutti punti che chiediamo siano tutelati al massimo in questo momento.

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