L’Università Federico II a San Giovanni fa 10 anni: da ex fabbrica di pomodori ai computer quantistici

Compie 10 anni la sede dell'Università Federico II a San Giovanni a Teduccio, nell'area orientale di Napoli. Da ex fabbrica Cirio, dove si conservavano i pomodori, a polo tecnologico del Meridione. Oggi le sue aule sono frequentate da 5mila studenti, ci sono sessanta laboratori, sedici Academy, un supercomputer, computer quantistici, startup, brevetti, collaborazioni internazionali. "Il Polo di San Giovanni arriva al suo decimo anno di attività – commenta il rettore Matteo Lorito – un'attività straordinaria potenziata grazie al Pnrr diventando anche sede di una serie di infrastrutture di ricerca di livello nazionale e internazionale".
Si è celebrato ieri, 20 marzo 2026, il decimo anniversario del Polo universitario. L'evento, intitolato "Federico II Svelata. 10 anni di San Giovanni a Teduccio", si è inserito nell'ambito di "Università Svelate", la manifestazione nazionale promossa dalla CRUI che ogni 20 marzo celebra il contributo degli atenei italiani al tessuto sociale, economico e culturale del Paese.
I 10 anni della Federico II a Napoli est
Il primo insediamento ufficiale risale al 2016, quando il CESMA, Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati dell’Ateneo, aprì i suoi laboratori nel complesso. Da quel momento il Polo non ha smesso di crescere. Oggi conta circa 60 laboratori attivi che spaziano dall'intelligenza artificiale alle tecnologie innovative per il volo, dalla meccatronica ai sistemi quantistici. Proprio a San Giovanni è ospitato uno dei computer quantistici più potenti a livello internazionale, insieme a un supercomputer di rilevanza nazionale, entrambi potenziati grazie ai fondi del PNRR.
La giornata di ieri, aperta al pubblico, ha offerto un programma ricco e plurale. I visitatori hanno potuto percorrere sessanta iniziative di ricerca e public engagement, assistere agli interventi dello speech corner su temi urgenti come il rapporto tra università e territori, e partecipare a visite guidate a quattro delle sedici Academy attive nel Polo: Apple, Agritech, Digita e Cisco. Non sono mancati i laboratori aperti e un focus dedicato al radicamento dell'ateneo nelle periferie urbane, a partire proprio dall'esperienza di San Giovanni.
A chiudere la giornata, in modo festoso e partecipato, il concerto di Roberto Colella, che ha trascinato sul palco anche il professor Antonio Pescapè, delegato d'Ateneo a Innovazione e Terza Missione, coordinatore dell’evento di ieri, uno dei protagonisti della scommessa culturale e scientifica che ha cambiato il volto di questo quartiere.
Domenico Accardo, direttore del CESMA, ha ripercorso il cammino percorso in dieci anni: “Abbiamo costruito un ecosistema dinamico, capace di integrare ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, contribuendo concretamente alla crescita del territorio”. Un ecosistema che oggi comprende non soltanto laboratori e infrastrutture di ricerca, ma anche Academy formative di eccellenza, startup, progetti di collaborazione con le imprese e una rete di relazioni con il tessuto produttivo locale e nazionale.
La prorettrice Angela Zampella ha ricordato il tema scelto quest'anno per Università Svelate sottolineandone la risonanza particolare in un luogo come San Giovanni: “Le università sono presidi di conoscenza aperti, capaci di generare valore nei contesti in cui operano e di contribuire allo sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità”.
Tra le storie che meglio raccontano il significato profondo di questa trasformazione, c'è quella di Roberta Napolitano, oggi product owner alla Apple Academy. Nata e cresciuta a San Giovanni, la sua famiglia vive nel quartiere da quattro generazioni. Il bar gestito dai suoi parenti era il punto di riferimento dei lavoratori della Cirio; quando la fabbrica chiuse, racconta, “si percepì subito il vuoto". Un vuoto che ha visto colmarsi con i propri occhi, anno dopo anno. "Mio nonno aspettava la realizzazione del campus e diceva sempre che si doveva investire in questo territorio – ricorda – Oggi vedo il futuro qui, e questo cambiamento lo percepisco anche nelle piccole cose: la gente del posto che gestisce bar e trattorie prova a parlare inglese per confrontarsi con gli studenti stranieri che frequentano le Academy". Roberta è entrata nel Polo nell'anno accademico 2018-2019. “Ho imparato tutto da zero e ho scoperto come la tecnologia risolva problematiche molto umane”.