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14 Maggio 2022
19:40

Lucia De Gregorio morta dopo 3 operazioni insieme a Benevento, i periti: “Condotte mediche errate”

Lucia De Gregorio, la 61enne del Beneventano deceduta dopo un intervento chirurgico multiplo, per i periti della Procura sarebbe morta per “condotte mediche errate”.
A cura di Nico Falco
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Lucia De Gregorio, la 61enne morta a 61 anni dopo essere stata sottoposta a tre interventi chirurgici in contemporanea nell'ospedale Fatebenefratelli di Benevento, sarebbe deceduta per "condotte mediche errate". È quello che sostengono i periti nominati dalla Procura di Benevento, che sulla vicenda ha aperto un fascicolo con l'iscrizione di quattro medici nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di omicidio colposo.

Dopo il decesso, avvenuto il 4 aprile 2021, i familiari si erano rivolti allo Studio3A per chiedere che venisse presentato un esposto alla magistratura, convinti che la loro congiunta fosse morta per un caso di malasanità. Secondo i periti quella morte sarebbe riconducibile "a errata condotta professionale" dei due medici che l'hanno operata (già iscritti nel registro degli indagati), verso i quali la Procura si appresta a mettere l'avviso di chiusura delle indagini per arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio; la perizia ha invece escluso responsabilità penali in carico agli altri due medici indagati, nei confronti dei quali la Procura, con decreto del 27 aprile scorso, ha chiesto al gip l'archiviazione.

Lucia De Gregorio viveva col marito e i tre figli a San Nicola Manfredi, in provincia di Benevento. Nel febbraio 2019 era stata sottoposta ad un intervento di mini bypass gastrico e riparazione di laparocele, eseguito dal direttore dell'Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale del Fatebenefratelli. Da allora, spiega lo Studio3A, "era iniziato un calvario di problemi e numerose altre operazioni “riparatrici” nonché di ricoveri anche in Terapia intensiva dovuti a complicanze varie tra cui una setticemia".

Nel giugno 2020 la donna aveva chiesto se sarebbe stato possibile rimuovere la stomia sull'addome ed era stato quindi calendarizzato un nuovo intervento, più volte rimandato a causa della pandemia ed eseguito dallo stesso medico l'11 marzo 2021. "In realtà – continua lo Studio3A – si è trattato di un intervento multiplo in cui i chirurghi sono intervenuti su tre diverse patologie, addome pendulo post-bariatrico, laparocele mediano e ansa ileale esteriorizzata per pregressa perforazione. Anche stavolta però sono insorte gravi problematiche, la sessantunenne è andata ancora in setticemia, è stata sottoposta ad altre operazioni d’urgenza per cercare di risolvere le complicanze, ma dopo un'agonia di tre settimane in terapia intensiva, il 4 aprile è spirata".

Dopo la denuncia sporta ai carabinieri, nel registro degli indagati erano stati iscritti, oltre a F. G. B., anche M. R., secondo operatore chirurgico durante l'ultimo intervento, e due medici dell'equipe. Inoltre, era stata disposta l'autopsia sulla salma della 61enne. Nella perizia, i consulenti della Procura hanno concluso che il decesso è stato causato "da shock settico conseguenza di setticemia generalizzata insorta a seguito di multiplo intervento chirurgico”, rilevando come lo stato anteriore della donna non abbia avuto nel decesso un’incidenza causale determinante.

Inoltre, è stato sottolineato che le tre patologie su cui i medici sono intervenute fossero tutte benigne e non ci fosse quindi motivo per non eseguire gli interventi in tempi diversi, non trattandosi di operazioni salvavita. Secondo i consulenti le tre problematiche "non andavano associate, anche solo per l’alto rischio di infezione costituito dall’ileostomia".

"Le premesse per la complicanza settica-perforativa – si legge nella perizia – erano solide quando si è scelto, nel marzo del 2021, di eseguire contemporaneamente i tre interventi specialmente senza lo studio del transito intestinale a valle della stomia. L’errore è rappresentato dalla scelta di eseguire contemporaneamente, in timing di temporalità ristretta, tutti e tre gli interventi. Sussistono profili di errata condotta professionale estrinsecantesi precipuamente nella decisione di sottoporre la deceduta a multiplo intervento chirurgico, decisione dell’operatore chirurgico capo dott. F. G. B. Nel caso è venuto meno il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche cliniche” .

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