28 Gennaio 2022
11:01

L’incrocio del museo nazionale è il posto più inquinato di Napoli: “Ossido di azoto alle stelle”

Il consigliere della Municipalità 2 di Napoli ha incrociato i dati delle centraline di rilevamento: da 4 anni vengono sforati i limiti di ossido di azoto.
A cura di Antonio Musella

Napoli di certo non è una città modello di sostenibilità e la sua qualità dell'aria ce lo ricorda costantemente. La rete di monitoraggio dell'aria in città costruita dall'ARPAC (agenzia regionale per l'ambiente della Campania) nel centro città misura le emissioni con due centraline, quella in prossimità della stazione ferroviaria e quella al Museo Nazionale, all'incrocio tra via Santa Teresa degli Scalzi, via Pessina e Via Salvator Rosa. Ad incrociare i dati sulle emissioni è stato Thomas Strauss, tedesco di origine, fisico dell'osservatorio astronomico di Capodimonte e consigliere della Municipalità 2. Lo scenario che ne è venuto fuori è davvero allarmante. La zona del Museo Nazionale è l'area più inquinata della città di Napoli.

Limiti superati costantemente

I limiti delle emissioni vengono stabilite dalle normative nazionale ed europee, in base a dei parametri di riferimento fissati dall'OMS (organizzazione mondiale della sanità). "Ho raccolto i dati sulle emissioni della rete di monitoraggio dell'ARPAC – spiega Strauss a Fanpage.it – quello che ho visto è che negli ultimi anni sforiamo costantemente il limite annuo di emissioni. In particolar modo la zona del museo nazionale è quella più inquinata della città". Sotto la lente d'ingrandimento sono finite le emissioni di particolato fine, le cosiddette pm 2.5 e le emissioni di ossido di azoto (NO2). "Nel centro di Napoli negli ultimi 4 anni abbiamo sforato i limiti tutti gli anni, la soglia è fissata a 40 microgrammi per metro cubo come limite della media annuale fissato dall'OMS" sottolinea il consigliere. "Le medie mensili hanno anche queste sempre sforato i limiti di ossido di azoto, fatto salvo il periodo dei mesi di lockdown del 2020, quando le emissioni sono diminuite per oltre la metà". L'ossido di azoto, secondo una ricerca del 2005 dell'Istituto Superiore di Sanità, causa la morte di oltre 23 mila persone all'anno. I danni alla salute sono altissimi, l'ossido di azoto infatti danneggia gravemente l'apparato respiratorio con la possibilità di insorgere di malattie gravi. Un dato particolarmente grave per una città come Napoli dove la viabilità cittadina è spesso nel caos e dove il servizio di trasporto pubblico, soprattutto su gomma, è ai minimi storici per qualità del servizio e, di conseguenza, per utilizzo. Una città che sfora costantemente i limiti di emissioni di ossido di azoto, ha senza dubbio un grave problema di inquinamento.

La responsabilità del traffico: "Ci vuole una svolta"

Per l'85% le emissioni di ossido di azoto sono dovute al traffico veicolare e per la restante parte agli impianti di riscaldamento cittadini, quindi è facile prevedere dei picchi delle emissioni soprattutto in inverno. Ma i dati del traffico, che vedono l'incrocio stradale del museo nazionale tra via Santa Teresa degli Scalzi, via Pessina e via Salvator Rosa come un nodo nevralgico della mobilità cittadina, ci spiegano che la responsabilità principale degli sforamenti di ossido di azoto è dovuta proprio al traffico. "E' chiaro che si deve diminuire il traffico veicolare – spiega Strauss – di conseguenza ogni iniziativa come quella della possibile riapertura alle auto del lungomare liberato è assolutamente da escludere". In città il dibattito pubblico sulla mobilità finisce troppo spesso per ignorare del tutto i risvolti ambientali del problema, con l'aumento dell'inquinamento, preferendo la centralità della mobilità. "Serve una transizione seria, ma non può funzionare se non arriva a tutti – sottolinea il consigliere – soprattutto alla fascia di popolazione più povera che non può permettersi le auto ecologiche perché costano troppo". Appunti per una città ed un'amministrazione che si apprestano a presentare gli ultimi progetti del il PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza, con fondi europei, che dovrebbe avere la transizione ecologica come obiettivo principale.

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