La storia di Roberta Borrelli ex tennista oggi in attesa di un trapianto: “Donate gli organi”

Roberta Borrelli è un medico divenuta a sua volta paziente in attesa di un trapianto. Ha dovuto abbandonare la carriera da tennista a causa di una malattia degenerativa dei reni.
A cura di Antonio Musella
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La storia di Roberta Borrelli è una dei tanti racconti di speranza e sofferenza di chi vive in attesa di un trapianto. Ex tennista, è passata negli anni dallo sport agonistico alla macchina per la dialisi, per tre volte a settimana. E' affetta da una malattia degenerativa ai reni, che è arrivata nella sua fase terminale. È in attesa di un trapianto che le permetterebbe di sopravvivere, ma i tempi di attesa in Campania e in generale nel Mezzogiorno, sono più del doppio della media nazionale. Si passa da 3 anni di attesa sulla media italiana ad un minimo di 5 ad un massimo di 7-8 anni per le regioni del Sud. Il motivo è il numero troppo basso di donatori. Roberta ha raccolto la sua storia in un libro, e ha deciso di rendere pubblica la sua esperienza per invitare le persone a sottoscrivere il consenso per la donazione degli organi dopo la morte.

Dai campi da tennis alla dialisi

Roberta nasce sui campi da tennis, già da giovanissima inizia a giocare e raggiunge ottimi risultati. Primeggia a livello nazionale ed entra anche in classifica mondiale. "Io ero convinta che il mio futuro potesse essere quello di una giocatrice di tennis professionista" racconta a Fanpage.it. Poi un malore improvviso, i soccorsi, i controlli e i successivi accertamenti le consegnano una diagnosi terribile: una malattia degenerativa ai reni.

Con il passare degli anni la malattia diventa una insufficienza renale cronica. Roberta, abbandonato il suo amore per il tennis, diventa odontoiatra, ma ben presto assumerà la doppia veste di medico e paziente. "Il peggiorare della malattia mi ha costretto a sottopormi a 3 sedute di dialisi a settimana – spiega – per la mia malattia non c'è cura, serve solo il trapianto dei reni. Come tanti sono una paziente in attesa di ricevere un trapianto per poter continuare a sopravvivere".

La vita di Roberta è completamente stravolta dalla malattia e da quelle sedute di dialisi lunghissime necessarie per mantenerla in vita. Ogni seduta dura 4 ore e 12 minuti a cui vanno aggiunti i tempi per l'attacco e lo stacco del macchinario, per un totale complessivo di 5 ore per ognuna delle 3 sedute settimanali. "Ogni anno ulteriore di dialisi, aumenta purtroppo il rischio di morte" sottolinea l'ex tennista. La sua è una condizione comune a circa 4000 persone in Campania. "Le terapie per l'80% si svolgono presso strutture private, il pubblico mette a disposizione dei posti minimi per la dialisi. Parlare quindi di sanità pubblica per chi soffre di malattie simili alle mie ed ha bisogno di cure simili alle mie, è abbastanza complesso" spiega. Quel calvario però inizia a diventare un diario, e quel diario diventerà un libro.

 Il Sud e la percentuale di donatori

"Non ci resta che attendere" è il libro di Roberta Borrelli, dove racconta non solo il percorso delle sue cure, ma anche l'attesa infinita di chi aspetta un trapianto. Le ore passate attaccate ad una macchina diventano un diario pubblico che può essere uno strumento per chi soffre della stessa condizione o per chi ne vuole sapere di più.

"In Italia abbiamo una media di 28 donatori ogni milione di persone, cifra che scende a 8 donatori per milione di persone nel Sud – spiega Roberta – abbiamo dei tempi di attesa doppi, e il nodo è quello delle opposizioni, spesso fatte anche per retaggio culturale. Abbiamo bisogno di più donatori, perché solo in questo modo possiamo consentire ad altre persone di sopravvivere, soprattutto è l'unico modo per sconfiggere la morte, perché una o più parti di noi continueranno a vivere in altre persone".

Mentre i dati nazionali ci parlano di un aumento delle donazioni di organi, con un +11% nel 2023, e un aumento della media nazionale dei donatori, passati da 24 per milione di abitanti a 28, al Sud le statistiche si abbassano. La vita in perenne attesa di un donatore e di un organo compatibile è una sorta di limbo che si spera di poter rompere in ogni momento. "Se devi fare un esame, come una TAC al torace, magari sai che dovrai aspettare 9 mesi per farla, perché sai che c'è il macchinario e c'è il medico – spiega – ma in questo caso serve l'organo e per esserci l'organo servono i donatori".

Il metodo più semplice è quello di acconsentire all'espianto degli organi post mortem con una dichiarazione che si fa con il rinnovo della carta d'identità elettronica. Ma le statistiche nazionali ci dicono anche di un aumento delle donazioni sottoscritte nelle terapie intensive, il 15% in più rispetto al 2022, mentre si attende nel 2024 il lancio del portale nazionale digitale dove ogni cittadino potrà sottoscrivere il consenso alla donazione online. "E' l'unico modo che abbiamo per sconfiggere la morte, che prima o poi capita a tutti" conclude Roberta.

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