Salario minimo a 9 euro negli appalti regionali: cosa prevede la legge della Campania

L'atto numero uno della nuova Giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico, come anticipato da Fanpage, è un disegno di legge, è quello sul salario minimo nei contratti pubblici di appalto e nelle concessioni di competenza regionale.
Come funziona la delibera del salario minimo in Campania
Il meccanismo sancisce un punto fermo: meno di 9 euro all'ora lordi non si può pagare un lavoratore o una lavoratrice. Il provvedimento prevede che in tutte le procedure di gara della Regione, sia attribuito un punteggio premiale a quegli operatori economici che si impegnano ad applicare una retribuzione minima oraria non inferiore a 9 euro/ora. In sintesi: ti impegni a farlo? Salgono in maniera rilevante le tue possibilità di vincere l'appalto.
Il cuore della norma, che Fanpage ha visionato, è nell’articolo 2. Le stazioni appaltanti – Regione, agenzie regionali, enti strumentali, società controllate e Asl – dovranno prevedere tra i criteri qualitativi dell’offerta tecnica un punteggio premiale per gli operatori economici che si impegnano a pagare almeno 9 euro lordi l’ora.
Il peso del criterio non potrà essere inferiore al 3% del punteggio tecnico complessivo, ma potrà essere modulato in relazione all’oggetto dell’appalto e articolato in fasce progressive: più alta è la retribuzione promessa, maggiore il punteggio.
L'impegno non riguarda solo l’appaltatore principale ma si estende anche ai subappaltatori, e sarà oggetto di verifica in fase di esecuzione. In caso di inadempimento scatteranno le penali previste dal contratto, ferma restando l’applicazione delle sanzioni previste dal Codice dei contratti.
La soglia dei 9 euro, inoltre, non è scolpita nella pietra: la Giunta regionale potrà aggiornarla con cadenza annuale, sentita la Commissione consiliare competente, tenendo conto dell’evoluzione dei livelli retributivi, del quadro normativo e della giurisprudenza. Perché si applica solo ai contratti con l'ente regionale? Semplice: per farlo diventare una legge applicabile anche ai privati o ad altri enti sarebbe servita una norma nazionale. Che il governo Meloni non ha voluto. Se la Regione decidesse di farlo in autonomia entrerebbe in conflitto con la normativa nazionale.
La norma campana viene qualificata come specificazione della discrezionalità già riconosciuta alle stazioni appaltanti dall’articolo 108 del Codice dei contratti pubblici, e come attuazione delle finalità sociali previste dall’articolo 57 dello stesso Codice. Non introduce requisiti di accesso alle gare, né cause di esclusione automatica, ma agisce esclusivamente sul piano della valutazione dell'offerta tecnica. Dal punto di vista contabile, la Regione assicura che non vi saranno nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale.
Perché 9 euro lordi all'ora è la cifra decisa
Perché questa cifra di 9 euro? È la soglia che l'Istat indica come discrimine tra lavoro dignitoso e povertà lavorativa. Nella relazione illustrativa la Regione richiama i dati Istat sul “Rapporto sulla struttura delle retribuzioni 2022”, pubblicato nel 2025. Secondo l’istituto di statistica, in Italia la soglia di bassa retribuzione oraria – definita a livello europeo come pari o inferiore ai due terzi del valore mediano nazionale – nel 2022 era 8,9 euro l'ora.
In quello stesso anno, la quota di lavoratori a bassa retribuzione era pari al 10,7%, con forti squilibri interni: 12,2% tra le donne, 23,6% tra i giovani sotto i 29 anni, 18% tra chi ha un titolo di studio inferiore al diploma, 33,3% tra le professioni non qualificate e 17,5% nei settori del commercio e dei servizi.
Il ddl sarà ora trasmesso al Consiglio regionale, cui spetta l'esame e l'approvazione definitiva.
Le reazioni al provvedimento
«Manteniamo un impegno preso con i cittadini campani in campagna elettorale – ha dichiarato Roberto Fico -. In Italia un lavoratore su 10 percepisce una retribuzione sotto la soglia di povertà lavorativa. In Campania, dove le retribuzioni medie sono inferiori del 26% rispetto alla media nazionale, il fenomeno è ancora più acuto. Con questa legge utilizziamo la leva degli appalti pubblici per premiare le imprese che garantiscono ai propri dipendenti una retribuzione dignitosa, come prescrive l'articolo 36 della nostra Costituzione. Sono molto orgoglioso del fatto che questo figuri tra i primi provvedimenti approvati dalla giunta».
La Campania non è la prima a volere una norma simile. «Puglia e Toscana, hanno adottato misure analoghe nell'ambito della propria autonomia di stazione appaltante – spiega Angelica Saggese, assessora al Lavoro -. Un'impostazione che la Corte Costituzionale ha qualificato come "uso strategico" dei contratti pubblici per finalità sociali, previsto dal diritto europeo e dal Codice dei contratti pubblici. Per chi non rispetta gli impegni assunti sono previsti controlli rigorosi, penali e, nei casi più gravi, la risoluzione del contratto».
Davide D'Errico, il consigliere più giovane della maggioranza regionale, eletto nella lista Fico Presidente, è il promotore di questa iniziativa dal lato consiliare, fin dalla campagna elettorale. Ora esulta: «È successo davvero. Il salario minimo regionale è l'atto n. 1 della Giunta Fico. Un gesto potentissimo, perché dice a tutti che nella nuova Regione Campania che vogliamo costruire nessun lavoratore può essere povero».
Pietro Smarrazzo, consigliere regionale di Casa Riformista/Italia Viva: «Ben venga dalla Giunta regionale una proposta di legge che può contrastare il fenomeno del dumping salariale, cioè la compressione dei salari per aumentare i profitti delle imprese, e le gare al massimo ribasso che penalizzano i lavoratori». Gennaro Saiello, capogruppo del M5s in Consiglio regionale della Campania: «È significativo che questo sia primo atto della nuova amministrazione. Ora ci auguriamo che anche il Governo Meloni segua questo esempio. Il salario minimo è una misura già adottata in 22 Paesi dell’Unione Europea. Da oltre dieci anni il Movimento 5 Stelle porta avanti questa battaglia di civiltà per costruire un Paese più giusto».
«Mentre Giorgia Meloni nega il salario minimo a 4 milioni di lavoratori, la giunta regionale guidata dal presidente Fico adotta un provvedimento importantissimo e concreto che va nella giusta direzione: combattere il lavoro povero e la precarietà». Così il deputato e responsabile Sud della segreteria nazionale Pd Marco Sarracino.