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La piscina riabilitativa del CTO di Napoli è chiusa perché manca il bagnino, dice la Cgil

Inaugurata solo un anno fa durante gli ultimi mesi di mandato dell’ex presidente Vincenzo De Luca, oggi la piscina è chiusa. Antimo Morlando: “Inaccettabile”
La piscina un anno fa durante l’inaugurazione
La piscina un anno fa durante l’inaugurazione

"Una piscina riabilitativa inaugurata esattamente dodici mesi fa, alla presenza dell'allora presidente della Regione Vincenzo De Luca e della direzione aziendale, presentata come un servizio importante per il territorio e per i pazienti, ma che oggi è ancora chiusa". Così Antimo Morlando, segretario Sanità pubblica FP Cgil Campania, commenta l'inutilizzo della piscina riabilitativa destinata all'idrochinesiterapia presso il CTO di Napoli, presidio dell'Azienda Ospedaliera dei Colli. "In una regione come la Campania, dove la riabilitazione è gestita per il 90% dal privato, questa vicenda rappresenta qualcosa di davvero indegno", ha aggiunto ancora Orlando.

La Fp Cgil Napoli e Campania ha fatto sapere di aver inviato nei giorni scorsi una nota ufficiale alla Direzione Generale dell'Azienda chiedendo l'immediata attivazione del servizio, ad un anno dall'inaugurazione avvenuta alla presenza delle autorità politiche cittadine e regionali. "Nel nostro documento, abbiamo chiesto che la piscina venga resa operativa senza ulteriori ritardi, ritenendo inaccettabile che una struttura pubblica già pronta resti sotto chiave mentre migliaia di cittadini sono costretti a rivolgersi al privato per ricevere cure e trattamenti riabilitativi essenziali", spiega ancora Orlando. Le uniche motivazioni fornite, in maniera non ufficiale, riguarderebbero appunto la mancanza della figura dell'assistente bagnante, essenziale per questa struttura. "Le uniche certezze sono l'utilizzo di denaro pubblico per realizzare una struttura che oggi resta inutilizzata e il fatto che i pazienti campani continuino a pagare il privato", chiude Morlando in una nota, "che di fatto detiene il monopolio della riabilitazione in questo settore. È una situazione che mortifica il diritto alla salute e impoverisce ulteriormente la sanità pubblica regionale".

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