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La lettera di Daniele Cacciapuoti, morto dopo un trapianto multiorgano: “Se state leggendo, non ce l’ho fatta”

Il ragazzo, 32enne originario di Qualiano, aveva gli “organi a specchio”, rara patologia congenita: dopo essere stato sottoposto a un trapianto multiorgano a febbraio, Daniele è morto dopo 5 mesi in terapia intensiva.
Daniele Cacciapuoti
Daniele Cacciapuoti

Ha voluto affidare a una lettera i suoi ultimi pensieri e le sue ultime parole Daniele Cacciapuoti, il ragazzo di 32 anni, originario di Qualiano, nella provincia di Napoli, dopo essersi sottoposto a un trapianto multiorgano all'ospedale di Torino. Il giovane, affetto da una rara patologia congenita detta comunemente "organi a specchio", è stato operato lo scorso febbraio ed è purtroppo deceduto la scorsa settimana, dopo cinque mesi in terapia intensiva.

Prima di sottoporsi all'operazione, con la quale sperava di risolvere la sua condizione, Daniele Cacciapuoti ha scritto una lettera per salutare amici e familiari nel caso l'intervento avesse avuto un esito infausto. Nelle scorse ore, poi, su impulso dei familiari, è stato il sindaco di Qualiano, Raffaele De Leonardis, a diffondere sui social le ultime parole di Daniele Cacciapuoti.

La lettera di Daniele Cacciapuoti

"Ho atteso qualche giorno prima di condividere queste parole di Daniele Cacciapuoti. Daniele le aveva scritte pochi minuti prima di entrare in sala operatoria, a novembre, in un momento delicato del suo percorso, con la speranza che nessuno dovesse mai leggerle. Oggi le pubblico, anche su richiesta della sua famiglia, perché credo che il suo messaggio meriti di essere custodito e condiviso. È una testimonianza di amore profondo verso i propri cari, di coraggio e di gratitudine" ha scritto il sindaco di Qualiano.

"Le parole che seguono sono di Daniele" ha scritto poi il sindaco De Leonardis:

Novembre, giornata di pioggia e ho deciso di scrivere queste parole, ma sono fiducioso che non dovrà leggerle. Ma così non posso vivere. A voi, che siete tutta la mia vita. Se avete questa lettera tra le mani, significa che il mio cuore e il mio fegato non ce l’hanno fatta a superare questa enorme tempesta. Sapete quanta paura avessi, ma sapete anche con quanta speranza ho baciato ognuno di voi prima di varcare quella porta. Ho lottato fino all’ultimo respiro perché volevo restare qui, con voi. Prima di lasciarvi i miei pensieri per ciascuno, voglio che sappiate una cosa. Il trasferimento a Torino mi ha reso ancora più consapevole dell’amore viscerale che provo verso la mia famiglia. Affrontare quel percorso, vivere quell’esperienza lontano da casa, mi ha fatto capire con una chiarezza assoluta quanto siete preziosi. Voglio chiedervi scusa per una cosa. So che a volte, a causa della mia malattia e di tutta questa situazione, mi sono sentito un peso per voi. Avevo paura di stancarvi, di essere un carico troppo grande, di rubarvi la serenità. Ma quel viaggio a Torino e la vostra vicinanza costante mi hanno fatto capire che per voi non ero un peso, ero semplicemente il vostro Daniele e che l’amore vero non conta mai la fatica. Siete stati la mia forza anche a distanza, il mio pensiero fisso, il mio porto sicuro. Ora che sono oltre, voglio lasciarvi un pezzo di questo cuore, quello che non si è mai arreso, diviso per ognuno di voi

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