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L'arte del pizzaiuolo napoletano patrimonio UNESCO
23 Giugno 2022
20:50

La Campania perde 7mila pizzerie: ora ce ne sono di più in Lombardia

La Campania non è più la regione con più pizzerie: ne ha perse 7mila ed è stata superata dalla Lombardia. Lo studio sulle attività in Italia presentato al Pizza Village.
A cura di Nico Falco
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La Campania non è più la regione italiana col maggior numero di pizzerie ed attività legate alla pizza: in due anni ne ha perse oltre 7mila, cedendo il primo posto alla Lombardia. Lo rileva un'indagine di Cna Agroalimentare, presentata al Pizza Village di Napoli, in corso sul lungomare Caracciolo fino al 26 giugno. Lo studio, coincidenza vuole, arriva dopo una settimana di dibattiti proprio sulla pizza napoletana, compresi costi di produzione e ricette, che hanno portato allo "scontro"  tra l'imprenditore Flavio Briatore e il pizzaiuolo Gino Sorbillo nel salotto televisivo di Porta a Porta condotto da Bruno Vespa.

Lo studio della Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della piccola e media impresa, se da un lato evidenzia come la pizza sia sempre più un piatto nazionale, dall'altro individua nei fattori che hanno portato al calo i diversi margini di guadagno e anche una lentezza burocratica delle amministrazioni durante la fase acuta della pandemia Covid.

La Lombardia scalza la Campania: è la regione con più attività del settore pizza

L'analisi di Cna Agroalimentare ha analizzato tutte le attività collegate al settore: non solo le pizzerie, quindi, ma anche quelle panetterie, gastronomie, rosticcerie, bar e ristoranti che tra i propri prodotti hanno anche la pizza. I dati rivelano che, tra il 2019 e il 2021, hanno chiuso i battenti o hanno smesso di occuparsi di pizza 5.366 attività (pari al 4,2%), portando il totale a quota 121.529 in Italia. Il calo ha coinvolto maggiormente le regioni del Centro e del Sud. La Campania, che era la regione con più attività di questo genere, ne ha perse 7.173 (il 41,1% del totale) e ne conta ora 10.263; in negativo anche il Lazio (-34,8%), l'Abruzzo (-28,4%), la Sicilia (-14,8%), l'Umbria (-13%).

In aumento, invece, le attività del settore in Basilicata (+102,6%), in Val d'Aosta (+75%), in Friuli Venezia Giulia (+59,8%) e in Trentino Alto Adige (+39,5%). Trend in ascesa anche per la Lombardia (+24,6%), che con 3.489 attività in più e 17.660 totali scalza la Campania e raggiunge il podio tra le regioni italiane. In aumento anche l'Emilia Romagna (+1.496 attività), il Veneto (+1.268 attività) e il Piemonte (+10148 attività).

Perché in Campania hanno chiuso 7mila pizzerie e affini

Gabriele Rotini, responsabile del settore agroalimentare del Cna, ha spiegato la maggiore diffusione delle attività legate alla pizza era già nell'aria nel 2017, quando era stato presentato il precedente studio, e l'analisi di oggi conferma quella strada. Riguardo il cambio di rotta registrato in alcune regioni, sono due le possibili cause individuate.

La prima riguarda il margine dei guadagni: una pizza viene mediamente venduta tra i 5 e i 7 euro al Sud, prezzo che arriva tra i 12 e i 15 euro al Nord; in questo contesto, l'aumento delle materie prime potrebbe avere maggiormente inciso sulle attività delle regioni meridionali, mentre il margine più ampio di quelle delle regioni settentrionali avrebbe fatto da scudo.

L'altra causa è strettamente legata alla pandemia Covid e al sostegno fornito dalle amministrazioni agli imprenditori: tra le regioni in cui si registrano gli aumenti più evidenti ci sono quelle che per prime hanno consentito l'asporto, con regole alimentari ad hoc, come Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, mentre Campania, Lazio, Abruzzo, Sicilia e Umbria, dove il placet è arrivato successivamente, sono tra quelle dove il calo stato è più sensibile.

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