8 Giugno 2021
23:11

La camorra rilascia fatture per il pizzo: e le aziende “scaricano” il racket dalle tasse

Racket pagato con bonifici bancari, fatture rilasciate per permettere alle aziende di “scaricarlo” come costo di gestione: è il racket 2.0 messo in piedi dal clan Amato-Pagano nel territorio di Melito. Nei guai anche il presidente di Aicast, la cui sede sarebbe stata usata come “quartier generale” degli scissionisti. Ma l’associazione nega: “Respingiamo ogni accostamento, tuteleremo la nostra onorabilità”.
A cura di Giuseppe Cozzolino

Una camorra 2.0, più tecnologica e in grado di incassare il pizzo attraverso bonifici bancari e al contempo di "rilasciare" fatture per permettere così alle aziende di "scaricare" il racket dalle tasse, come fosse una spesa di gestione dell'attività. L'operazione delle forze dell'ordine di quest'oggi che ha visto finire in manette 31 persone tra Napoli e Caserta, sequestrati 25 milioni di euro e coinvolgere 18 aziende, è di quelle destinate a lasciare il segno.

La sede Aicast di Melito presunta base degli Scissionisti

Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Direzione Distrettuale Antimafia: un dispiegamento di forze enorme ma che ha permesso di sequestrare fabbricati, terreni, autoveicoli e aziende di vario tipo. Tra i soggetti coinvolti, secondo gli inquirenti, ci sarebbe anche la sede dell'Aicast di Melito, che sarebbe stata addirittura il "quartier generale" vero e proprio dei camorristi, appartenenti al clan Amato-Pagano, i cosiddetti scissionisti guidati da Marco Liguori. Proprio il presunto coinvolgimento dell'Aicast ha portato all'arresto di Antonio Papa, 59 anni, e presidente di quell'associazione all'interno della quale sarebbero avvenuti anche i summit del clan ed incontri con le vittime delle estorsioni. Nelle indagini coinvolti anche due agenti della polizia municipale (uno dei quali parente di una dipendente dello stesso Papa): i due sono accusati di aver fatto parte del sistema andando a contestare irregolarità in alcuni negozi ma senza verbalizzarle. L'obiettivo sarebbe stato quello di "spingere" i negozi ad affidarsi al clan per evitare altre "conseguenze".

L'Aicast: "Respingiamo ogni accostamento"

A seguito dell'operazione di oggi, l'Aicast ha preso immediatamente le distanze dai fatti contestati. Lo ha fatto con una le parole del presidente provinciale Liliana Langella, in una nota ufficiale.

In relazione a notizie di stampa riguardanti un’attività della Procura di Napoli a Melito, l’Aicast respinge qualsiasi ipotesi di accostamento o coinvolgimento in fatti criminali e si difenderà in ogni sede a tutela della propria onorabilità. Lo dichiara il presidente provinciale di Aicast Napoli, Liliana Langella. Nella fattispecie, con una nota del 22 febbraio scorso, avevamo provveduto a commissariare la sezione di Aicast Melito con la seguente motivazione: ‘Visto il mancato svolgimento della vita associativa, in particolar modo la mancanza di produttività e/o di adesioni dei soci alla scrivente Associazione, nonostante i tanti servizi messi a disposizione delle imprese (mai utilizzati) e considerate le carenze organizzative sul territorio di Melito di Napoli, ai sensi dell’art. 19 dello Statuto Provinciale con la presente comunica il commissariamento di Aicast Melito di Napoli assumendo ad interim io stessa la carica di Commissario’. E’ altrettanto evidente che la sede indicata nel provvedimento giudiziario non può essere considerata una sede della nostra Associazione.

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