Una scoperta fortuita, o sarebbe meglio dire una riscoperta fortuita, quella che ha regalato a Napoli, e al mondo intero, la bottiglia d'olio d'oliva più antica della storia: dopo due anni, uno studio ha confermato le ipotesi, rivelando che si tratta effettivamente di olio d'oliva. La bottiglia fu rinvenuta durante alcuni scavi al Parco Archeologico di Pompei, quindi, insieme all'intera città, fu sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo, e poi fu ritrovata per caso anni dopo, nel 2018, dal celebre conduttore e divulgatore scientifico Alberto Angela nei depositi del Museo Archeologico di Napoli, mentre registrava l'episodio "Stanotte a Pompei", in parte girato anche al Mann. Lo studio, cominciato proprio nel 2018, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso 2 novembre, ha confermato che quel liquido cristallizzato all'interno della bottiglia, come si era pensato, è proprio olio d'oliva.

Lo studio sulla bottiglia d'olio durato due anni

Lo studio che ha rivelato il contenuto della bottiglia, confermando le ipotesi che si trattasse di olio d'oliva, è stato coordinato dal Dipartimento di Agraria dell'Università Federico II di Napoli e pubblicato, come detto lo scorso 2 novembre, sulla rivista specializzata Npj Science of Foods, afferente al gruppo Nature, una delle più autorevoli riviste scientifiche. Il gruppo, coordinato dal professore Raffaele Sacchi, del quale hanno fatto parte anche ricercatori del Cnr e dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli, si è avvalso di moderne tecniche molecolari e della datazione al carbonio-14 per determinare che quel liquido quasi ambrato, ormai cristallizzato all'interno della bottiglia dimenticata per centinaia di anni, altro non era che comune olio d'oliva.