Inceneritore di Acerra, “il 70% dei rifiuti sono plastica e cartone, riciclabili” la prima relazione dell’Osservatorio

Circa il 70% dei rifiuti conferiti nel Termovalorizzatore di Acerra "è costituito da plastica, carta, cartone e tessili, materiali tipicamente riciclabili e, se correttamente separati alla fonte, non dovrebbero confluire nel flusso destinato al recupero energetico". È quanto emerge dalla prima relazione annuale dell'Osservatorio Regionale sull’Inceneritore di Acerra, organismo indipendente, istituito con la Legge regionale 19 del 2023 e approvato con delibera di giunta regionale 707 lo stesso anno. L'Osservatorio si è insediato ad apile 2024 e dopo un lungo lavoro, il 20 novembre 2025, ha approvato la prima relazione sul funzionamento dell'impianto acerrano, che brucia i rifiuti, in teoria non riciclabili, della provincia di Napoli. Dalla relazione, pubblicata ieri, è emerso che le emissioni dell'inceneritore sono entro i limiti di legge.
Raccolta differenziata, obiettivo 70 per cento entro il 2030
Il riciclo dei rifiuti è, infatti, centrale anche nel nuovo Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani della Campania (PRGRU), approvato con DGR 375 del 25 luglio 2024. La Regione prevede un incremento significativo delle performance di raccolta differenziata, fino al raggiungimento del 70,4% a livello regionale nel 2030, "valore ritenuto necessario per allineare pienamente il sistema regionale agli obiettivi nazionali ed europei di riciclo e autosufficienza impiantistica".
L'Osservatorio ha compiuto studi approfonditi sull'attività del termovalorizzatore. L'organismo è presieduto dal direttore generale dell'Arpac, Luigi Stefano Sorvino, ed annovera al suo interno tecnici regionali di Ambiente e Sanità, Difesa del Suolo, Luigi Castellone, Direttore del Dipartimento di Prevenzione Asl Napoli 2 Nord, i sindaci di Acerra e San Felice a Cancello, e 3 rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Nello specifico, Antonella Terracciano di Legambiente, poi sostituita da Giancarlo Chiavazzo, Ermete Ferraro, Associazione Verdi Ambiente e Società APS Onlus, Giuseppe Altieri, L’Altritalia Ambiente.
La composizione dei rifiuti bruciati nell'inceneritore Acerra
Come si legge nella relazione dell'Osservatorio, "i dati di esercizio mostrano che oltre il 42% dei rifiuti conferiti ad Acerra proviene dall’ATO Napoli 1, ambito caratterizzato da livelli di raccolta differenziata ancora nettamente inferiori alla media regionale". Questo aspetto "trova riscontro nelle analisi merceologiche condotte negli ultimi tre anni sui rifiuti in ingresso all’impianto: circa il 70% della composizione è costituito da plastica, carta, cartone e tessili, materiali tipicamente riciclabili e che, se correttamente separati alla fonte, non dovrebbero confluire nel flusso destinato al recupero energetico. L’elevata presenza di tali materiali ha comportato che, dal 2015 al 2024, siano state incenerite quantità significative di plastiche, carta e tessili, pur considerando che non tutto il flusso sarebbe stato effettivamente riciclabile e che, ad esempio, la resa reale del riciclo delle plastiche si attesta mediamente intorno al 50%. Nonostante ciò, secondo i criteri della gerarchia euro nazionale dei rifiuti, tali materiali avrebbero dovuto essere intercettati prioritariamente tramite la raccolta differenziata, destinando all’incenerimento soltanto gli scarti derivanti dai processi di selezione e trattamento, e non anche frazioni primarie riciclabili".
"In questo quadro – conclude – il raggiungimento dei target programmati dal PRGRU – in particolare l’aumento della raccolta differenziata fino al 70,4% – costituisce obiettivo essenziale per riportare il sistema regionale in linea con gli indirizzi europei, ottimizzare il funzionamento dell’impianto di termovalorizzazione e garantire che l’incenerimento venga riservato esclusivamente ai rifiuti residuali non riciclabili, come previsto dalla normativa e dalle migliori pratiche dell’Unione Europea". "In particolare, la quantità di rifiuti destinati all’incenerimento influisce direttamente sulle emissioni in atmosfera dell’impianto di Acerra, laddove la riduzione della frazione indifferenziata comporta un abbattimento proporzionale dei carichi inquinanti inevitabilmente generati dal processo di combustione, pur conformandosi attualmente l’esercizio dell’impianto ai limiti previsti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e dalle migliori tecniche disponibili (BAT). In tal senso, risulta fondamentale promuovere la consapevolezza diffusa che, per ridurre i rischi ambientali e sanitari comunque connessi all’incenerimento, è prioritario ridurre il ricorso a tale processo attraverso l’incremento della qualità e della quantità della raccolta differenziata dei rifiuti".
"Serve maggiore comunicazione dei dati"
L'Osservatorio, nelle conclusioni, fa una serie di suggerimenti. Tra questi, "promuovere iniziative ed interventi finalizzati ad accrescere la comunicazione e trasparenza informativa sulle caratteristiche e livelli di emissioni dell’inceneritore". "I dati sulle emissioni sono sostanzialmente già accessibili o resi disponibili dal Gestore, anche mediante le ordinarie procedure". Ma, secondo l'osservatorio, "è opportuno che il report annuale di monitoraggio ambientale previsto in sede di autorizzazione integrata ambientale sia reso pubblico e accessibile non solo agli Enti o addetti ai lavori. Risulta utile anche la pubblicazione su piattaforme online dei dati periodici (e non solo annuali) di funzionamento dell’impianto e delle relative emissioni mediante infografiche facilmente comprensibili anche ai non addetti ai lavori".
Sempre in tema di diffusione dei dati, "attualmente – argomenta l'Osservatorio – sul sito del Gestore A2A, relativamente alle emissioni in atmosfera, sono pubblicati, ad intervalli settimanali, i dati giornalieri dei parametri monitorati in continuo dei seguenti parametri: HCl, HF, NH3, TOC, Nox, SOx, CO e Polveri". Il suggerimento è che "al fine di consentire alla cittadinanza e agli stakeholder un accesso immediato e comprensibile ai dati di monitoraggio delle emissioni atmosferiche dell'impianto, favorendo una maggiore consapevolezza dei cittadini sulle reali emissioni e incoraggiare un approccio razionale rispetto alla presenza dell’inceneritore, si ritiene utile l’installazione, in luoghi di elevata visibilità per la cittadinanza dei comuni di Acerra e San Felice a Cancello, di uno o più pannelli informativi che mostrino, in tempo reale, i dati rilevati dal sistema di monitoraggio in continuo (SME)".
Potenziare le centraline Arpac
Per migliorare il monitoraggio, l'Osservatorio propone il "potenziamento delle strutture Arpac preposte alle attività di monitoraggio e controllo delle emissioni in atmosfera dell’inceneritore". "Risulta essenziale che l’Arpac, ente tecnico operativo istituzionalmente preposto al controllo ambientale e monitoraggio indipendente dell’inceneritore, possa svolgere la propria attività avvalendosi delle migliori tecnologie di indagine e verifica, con personale tecnico qualificato e professionalmente aggiornato, e sia dotata delle risorse strumentali necessarie". "La maggiore criticità consiste allo stato nell’insufficienza numerica di personale tecnico preposto alle misurazioni in campo ed alle determinazioni analitiche di laboratorio, per la difficoltà di reclutamento determinata da inadeguata copertura finanziaria in uno all’esigenza di formare ed aggiornare quello attualmente in servizio, sia a livello teorico che pratico, per garantire che il personale incaricato sia in grado di operare con le più moderne tecnologie di monitoraggio e interpretare correttamente i dati raccolti".
Il progetto di speciazione delle polveri sottili
Tra i progetti, quello della "speciazione delle Polveri sottili". "Il monitoraggio della qualità dell'aria ambiente, effettuato da ARPAC da quasi quindici anni anni nel comprensorio acerrano, attraverso una rete di stazioni fisse, è fondamentale per valutare l'esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici e per definire interventi di mitigazione efficaci. Per ciò che attiene alle polveri sottili (PM10 e PM2.5), si ritiene utile integrare l’attuale monitoraggio, finalizzato, in conformità ai dettami normativi, alla misurazione della concentrazione di massa, con l’avvio di una campagna pluriennale di speciazione chimica su filtri campionati nel territorio limitrofo all’inceneritore, che includerà la determinazione analitica di anioni, cationi, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, levoglucosano, carbonio organico (OC) e carbonio elementare (OE) e potrà essere estesa ad altri parametri in relazione all’acquisizione di nuova strumentazione analitica da parte dei laboratori dell’Agenzia. I risultati della campagna, della durata presumibile di 3 anni, saranno illustrati con una relazione finale che sarà pubblicata sul sito agenziale e inviata ai sindaci del territorio. La speciazione delle polveri potrà interessare alcune delle stazioni fisse attualmente ubicate nel territorio dei comuni di Acerra (Scuola Caporale, Scuola Capasso e Zona industriale) e di San Felice a Cancello (scuola Aldo Moro). A queste opportune attività di approfondimento del monitoraggio e speciazione delle polveri sottili può essere preposta l'Agenzia regionale per la protezione della Campania, come soggetto istituzionale potenzialmente competente".
Nuovo studio sugli inquinanti
C'è, poi, la richiesta di fare un nuovo studio sulla dispersione degli inquinanti emessi in atmosfera dall'Inceneritore. Quello precedente, affidato al CNR-ISAFOM (Istituto Sistemi Agricoli e Forestali Mediterranei), risale al 2016. E le simulazioni furono condotte su base oraria per un intero anno di riferimento scelto sulla base della disponibilità di dati tridimensionali necessari al sistema modellistico usato, relativamente ai macroinquinanti: Ossidi di azoto, Biossido di zolfo, Monossido di Carbonio e Particolato (PM10 e PM2.5). Per ogni inquinante lo studio ha individuato l’area di massima ricaduta.
Alla luce del rilascio del nuovo Decreto AIA 90 del 22/03/2024, secondo l'Osservatorio, "si ritiene utile aggiornare lo studio con dati emissivi più recenti in conformità a quanto attualmente autorizzato, al fine di verificare se le ricadute degli inquinanti sui territori circostanti l'impianto sono ancora in linea con le previsioni del 2014 e se si sono verificate modifiche significative. Lo studio dovrà considerare tutti gli inquinanti normati dalla recente direttiva Europea 2024/2881 relativa alla qualità dell’aria ambiente, che l’Italia si appresta a recepire nel proprio ordinamento, inclusi Diossine e Furani. Analogamente a quanto già effettuato nell’anno 2014, lo studio sarà richiesto al Gestore che, con oneri a proprio carico, lo affiderà ad un soggetto terzo, individuato congiuntamente dalla Regione Campania e dal Comune di Acerra".
Potenziamento degli screening sanitari
Infine, c'è il monitoraggio della situazione sanitaria dei cittadini che vivono nell'area dell'inceneritore. "Al fine di monitorare più incisivamente con finalità di prevenzione – conclude l'Osservatorio – acquisendo ulteriori ed eventuali evidenze oggettive, si propone di ampliare la copertura degli screening oncologici per fasce di età e tipologie di tumore più rilevanti sul territorio; realizzare iniziative di comunicazione mirate a sensibilizzare la popolazione sull’importanza della diagnosi precoce e dei comportamenti preventivi e degli stili di vita; istituire un organismo scientifico-sanitario di alto profilo che valuti la correlazione tra matrici inquinanti presenti sul territorio acerrano, il loro eventuale effetto sommatorio e l’incremento delle malattie oncologiche rilevate".