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Domenico Caliendo morto al Monaldi di Napoli

Morte di Domenico, l’assessore di Bolzano: “Da noi protocollo rispettato”. I Nas: “Chi ha fornito il ghiaccio?”

Hubert Messner, assessore alla Salute della Provincia autonoma di Bolzano, difende l’operato degli altoatesini: “Procedure eseguite secondo protocollo”
A cura di Redazione Napoli
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Hubert Messner
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Sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, dopo un trapianto di cuore fallito, eseguito all'ospedale "Monaldi" di Napoli, interviene Hubert Messner, assessore alla Salute della Provincia autonoma di Bolzano, ex primario di Neonatologia, che difende l'operato del personale sanitario altoatesino, coinvolto nelle fasi della donazione e del trasferimento dell’organo. «Confido pienamente nel lavoro dei nostri collaboratori», ha dichiarato ai microfoni di Rai Südtirol, spiegando che il protocollo attribuisce agli operatori compiti precisi: informare i genitori disponibili alla donazione, allertare i centri trapianto, garantire il mantenimento delle funzioni degli organi fino all’espianto e supportarne il trasporto. «Sono convinto che il personale abbia fatto tutto il possibile, le procedure si sono svolte rigorosamente secondo protocollo», in linea con quanto avviene ordinariamente in questi casi. «Attendo con serenità l'esito delle indagini», ha precisato. Per ora sono 7 i medici indagati, tutti in forza alla struttura napoletana.

Messner ha sottolineato inoltre il peso umano della vicenda, definendola particolarmente gravosa non solo per la famiglia del donatore e per quella del bambino che non ha ricevuto un organo funzionante, ma anche per gli operatori sanitari coinvolti. «Il personale lavora ogni giorno con il massimo impegno e le speculazioni mediatiche delle ultime settimane rappresentano un ulteriore carico».

Oggi però il Nucleo anti sofisticazione (Nas) dei carabinieri di Trento ha inoltrato, secondo quanto scrive il quotidiano ‘Alto Adige', un richiesta ben precisa alla direzione medica dell'Azienda sanitaria dell'Alto Adige: vuole sapere chi ha fornito il ghiaccio per tenere a bassa temperatura il cuore espiantato e consentire all'organo di affrontare un viaggio. Nella comunicazione inviata i carabinieri chiedono di individuare «gli addetti all'Officina ospedaliera, con particolare riguardo a coloro che erano preposti alla fornitura del ghiaccio» e gli «operatori sanitari in servizio presso il blocco operatorio, a disposizione del coordinatore. Qualora da un approfondimento interno già aveste potuto verificare chi tra questi sia stato coinvolto nella fornitura del ghiaccio alla sala operatoria interessata all'espianto degli organi del donatore – è scritto ancora nella richiesta del Nas – si prega di voler trasmettere le risultanze».

Da una relazione inviata lo scorso 18 febbraio dal dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al ministero della Salute emerge che durante l'intervento di espianto del cuore donato da un bambino altoatesino di 4 anni e destinato al piccolo Domenico Caliendo  «sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli». Entrando nello specifico, le contestazioni mosse riguardano la procedura chirurgica seguita, la dotazione tecnica incompleta (con insufficiente materiale refrigerante) e una incertezza in merito alla gestione dell’anticoagulazione (eparina).

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