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Incendiato l’ingresso della caffetteria a Miano: è il quarto rogo, gli altri a Secondigliano e Scampia

Nella notte è stata cosparsa di liquido infiammabile la saracinesca di un bar di Miano: nei giorni scorsi raid simili verso due appartamenti e una pizzeria.
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A cura di Nico Falco
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Immagine di repertorio
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Liquido infiammabile versato sull'ingresso, principio di incendio che ha annerito parzialmente la saracinesca esterna. Danni minimi, ma che potrebbero essere sufficienti per lanciare un avvertimento. E potrebbe, soprattutto, esserci un filo rosso che unisce questo episodio, avvenuto nella notte appena trascorsa ai danni della caffetteria Esposito di Miano, con gli altri tre, registrati nella periferia Nord di Napoli nella scorsa settimana, e con il blitz contro il clan Di Lauro eseguito all'alba del 18 ottobre; sulla vicenda e su eventuali collegamenti indaga la Polizia di Stato.

Fiamme davanti al bar di Miano

I Vigili del Fuoco sono intervenuti  questa notte in piazza Madonna dell'Arco, all'altezza del civico 19, per la segnalazione dell'incendio. Le fiamme sono state spente in poco tempo, il bilancio parla di danni di poco conto: il fuoco non è riuscito ad entrare nei locali. Dai rilievi, però, è emerso un particolare che non lascia dubbi sull'origine dell'incendio: i pompieri hanno trovato tracce di liquido infiammabile, segno che non si è trattato di un incidente ma di un atto voluto. Sul posto sono intervenuti i poliziotti del commissariato di Scampia; sono state acquisite le registrazioni di alcune telecamere di sorveglianza.

I tre incendi: due abitazioni e una pizzeria

Raid fotocopia dei tre consumati nella scorsa settimana, nel giro di quattro giorni, tutti di origine dolosa: il 25 e il 28 ottobre le fiamme sono state appiccate sui pianerottoli di due appartamenti di via Niccolò Copernico, a Scampia, mentre il 26 ottobre una bottiglia molotov è stata lanciata contro la pizzeria "La Nuova Italia" del corso Secondigliano, la strada principale che attraversa il quartiere omonimo della periferia Nord. Al momento le indagini sono aperte a 360 gradi e, almeno per quanto riguarda le attività commerciali, l'ipotesi racket non sarebbe stata del tutto esclusa anche se non sarebbero emersi elementi a sostegno.

Il boss Vincenzo Di Lauro resta in carcere

Gli equilibri criminali dell'area Nord in questo periodo stanno risentendo dello scossone inferto con l'indagine della Procura di Napoli sfociata nei 27 arresti eseguiti a metà ottobre dai carabinieri: in carcere anche Vincenzo Di Lauro, figlio secondogenito del capoclan "Ciruzzo il Milionario"; ieri il Tribunale del Riesame ha confermato la detenzione per il 47enne. Il vuoto di potere apre a diversi scenari: se da un lato gruppi minori o di altri quartieri potrebbero vedersi spianata la strada per un tentativo di emersione o di estensione, dall'altro il clan di via Cupa dell'Arco potrebbe mostrare i muscoli per mostrare la propria presenza sul territorio.

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