Il silenzio attorno alla storia di Salvatore Calignano, l’operaio morto dopo una caduta a Caivano
Salvatore Calignano, 61 anni, di Orta di Atella, faceva il carpentiere. Nel pomeriggio di venerdì 2 ottobre, intorno alle ore 15, il 118 lo ha soccorso in via Fossa del Lupo, una strada isolata dell'area industriale di Caivano, al confine con Crispano, nei pressi di un cantiere edile. Era privo di sensi, con gravi traumi, e le sue condizioni sono apparse subito gravissime. È morto sabato 3 ottobre all'Ospedale del Mare di Ponticelli, a Napoli. Ai sanitari, in condizioni di semi incoscienza, ha potuto dire solo: «Sono caduto da una scala». Nel punto in cui è stato soccorso, però, non c'erano scale. Gli inquirenti ritengono quindi che si riferisse a quanto accaduto nel cantiere, a pochi metri di distanza. Alla famiglia la telefonata dell'ospedale è arrivata poco prima delle 17 di venerdì: l'operaio era giunto in fin di vita. Sono tante le domande che avvolgono questa vicenda, ancor più i silenzi.
La Procura di Napoli Nord ha iscritto nel registro degli indagati tre persone per omicidio colposo in cooperazione, con l'aggravante della violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Sono i proprietari del complesso industriale in cui si eseguivano i lavori e il datore di lavoro di Calignano. L'inchiesta è condotta dal sostituto procuratore Sabrina Navarro, con il coordinamento dell'aggiunto Maria Di Mauro e del procuratore Domenico Airoma. Le indagini sul campo sono affidate ai carabinieri della compagnia di Caivano. L'iscrizione è un atto dovuto; l'avviso di accertamento tecnico irripetibile per il conferimento dell'incarico autoptico è fissato per mercoledì 7 ottobre. La famiglia della vittima è rappresentata dall'avvocato Francesco Petruzzi.
Sono diversi i punti da chiarire. Dalla scena risultano spariti il marsupio in cui Calignano custodiva i suoi effetti personali, il portafoglio, le chiavi della macchina e quelle di casa. Le verifiche dei carabinieri si sono scontrate con molti, omissivi silenzi, nonostante l'appello della moglie Carmela Amura e dei figli dell'operaio. Né residenti, quindi possibili spettatori dei fatti, né colleghi del carpentiere, hanno fornito per ora elementi utili.
La ricostruzione dei familiari parla del congiunto come di impegnato a installare una guaina sul tetto, per poi realizzare un sistema di pannelli solari, presumibilmente insieme ad altro operai. Gli investigatori ora vogliono capire chi e perché abbia spostato il corpo dopo la caduta. Non è escluso del tutto che l'operaio, pur gravemente ferito, si sia allontanato con le proprie gambe. Una possibile svolta è legata alle immagini di un impianto di videosorveglianza della zona, che potrebbero aver ripreso il via vai di operai e consentire di risalire a targhe e identità.
C'è poi il capitolo del contratto. Calignano, da poco uscito dal regime di disoccupazione Naspi, risultava assunto con decorrenza dall'1 ottobre, a ridosso dell'incidente. La Procura sta incrociando i dati informatici dell'Inps per verificare se la registrazione sia precedente alla caduta o successiva, e deve accertare l'effettiva natura del rapporto di lavoro. Giovanni Sgambati, segretario generale della Uil Campania tiene il tragico conto delle morti sul lavoro: «Siamo già a 59 dall'inizio dell'anno. Serve subito introdurre il reato di omicidio sul lavoro». Ieri pomeriggio in seconda seduta, il Consiglio regionale della Campania ha osservato un minuto di raccoglimento. L'autopsia e gli esami tossicologici sono attesi per mercoledì 7 ottobre. Gli esiti, insieme ai riscontri sui dati Inps e alle eventuali immagini delle telecamere, saranno al centro delle valutazioni della Procura.