Da bulletto a vittima il passo è breve: anche se il gesto, quello di calciare con forza e forse uccidere un gatto senza colpe (a tal proposito non sappiamo niente di certo, i fatti sono accaduti a settembre) è inaccettabile e dovrà essere punito dalle autorità competenti – è già scattata una denuncia dopo le indagini dei carabinieri di Casoria (Napoli), ora il fatto si fa ancora più triste e pesante. Già, perché il ragazzo di 17 anni che ha maltrattato ferocemente l'animale in strada è bersagliato da insulti e minacce di ogni tipo, sul web e – a suo dire – anche dal vivo.

Il fatto è accaduto a Casoria ma l'autore del gestaccio vive in un altro comune, sempre nell'area Nord di Napoli. È stato identificato sì dai carabinieri ma prima ancora da centinaia di migliaia di persone che sul web – quasi come nella sceneggiatura di una puntata di Black Mirror – l'hanno identificato, ne hanno  declinato pubblicamente generalità e indirizzo e invitato anzi gli altri attivisti ambientalisti o comunque le persone toccate da questo gesto a fare gogna mediatica. Dal web alla vita reale il passo è breve: il ragazzo prima ha continuato a far il bullo sul web poi ha capito l'andazzo e ha iniziato a preoccuparsi su Instagram, dove ha aperto  e chiuso altri account dopo avere chiuso i suoi, lamentandosi di non poter uscire più di casa. Su numerosi gruppi Facebook ci sono immagini  con epiteti, minacce e invito a rendere "pan per focaccia" che sconfinano sicuramente nel codice penale.  Ed ecco che  una indignazione collettiva su un fatto giusto rischia di trasformarsi in un linciaggio.

I carabinieri della Compagnia di Casoria hanno peraltro identificato anche l'altro ragazzo, quello che fa il video, pubblicato su Tik Tok. La scena del calcio al gatto randagio è avvenuta in in via Enrico De Nicola, zona Cittadella di Casoria; i militari hanno appurato che l'episodio, seppur diventato virale soltanto nelle ultime ore, risale in realtà agli inizi di settembre. I due o stati denunciati entrambi per maltrattamento di animali; il reato, previsto dall'articolo 544-ter del codice penale, è punito con la reclusione da 3 a 18 mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.