Il narcos Bako arrestato in Albania: gestì la cocaina dal carcere di Poggioreale, latitante da 12 anni

Quando le forze dell'ordine lo hanno bloccato, in Albania, Armando Bako ha fornito false generalità, dando uno degli pseudonimi che aveva già usato per sfuggire ai controlli. Tutto inutile: manette ai polsi, destinazione carcere con 29 anni da scontare. L'uomo, ricercato dal 2013, e dichiarato latitante, è ritenuto appartenente ad una organizzazione transnazionale di trafficanti di stupefacenti e, anche quando era detenuto a Napoli, aveva continuato a gestire la cocaina tramite schede telefoniche che era riuscito ad ottenere in carcere.
L'arresto di Armando Bako in Albania
Il 48enne è stato rintracciato in un appartamento alla periferia di Tirana, la capitale dell'Albania, nell'ambito di una attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli e coordinata dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello. Era destinatario di un provvedimento di cumulo pene per 29 anni complessivi. Si era reso irreperibile nell'aprile 2013, quando era stato emesso il primo ordine di carcerazione, dopo una condanna a 22 anni di reclusione; i successivi approfondimenti giudiziari hanno portato al provvedimento di cumulo pene, aggiungendo altri 7 anni a quelli da scontare.
La cocaina gestita dal carcere a Napoli
Secondo gli inquirenti l'organizzazione di cui fa parte Bako conta su forti canali di approvvigionamento provenienti da Colombia, Spagna e Albania. L'uomo era tra i 57 destinatari di misura cautelare dell'ordinanza eseguita dai carabinieri il 17 luglio 2006, quando era stato smantellato un gruppo attivo nel campo delle estorsioni, della droga e dello sfruttamento della prostituzione, articolato in diversi gruppi: cellule erano attive a Bari, a Taranto, a Napoli e Caserta.
L'eroina, avevano ricostruito gli inquirenti all'epoca, arrivava dall'Albania a Milano e Torino, lungo la rotta Afghanistan-Turchia, mentre la cocaina, proveniente dalla Colombia, passava per la Spagna per arrivare a Napoli e poi in Puglia. Armando Bako, che in quel periodo era detenuto nel carcere di Poggioreale, aveva comunque mantenuto un ruolo di primo piano nel traffico di cocaina, utilizzando alcune schede telefoniche.