Il giorno dopo uno stupro si cerca di dimenticare, perché sempre più spesso si pensa di avere delle colpe, delle responsabilità. Il giorno dopo uno stupro, non tutte hanno la forza e la consapevolezza di denunciare immediatamente quanto accaduto. Parte da qui la battaglia a suon di hashtag lanciata da Eva Del Canto, giovane 29enne di origini toscane che ha trovato casa a Manchester. Parte da un frase, pronunciata da Beppe Grillo, Garante del Movimento 5 Stelle che ha condiviso sulla sua pagina social un video in cui difende il figlio, accusato insieme ad altri di stupro. Un'accusa che dovrà essere verificata dalla magistratura ovviamente, ma che ha destato in molte ragazze una perplessità, per una frase pronunciata proprio da Beppe Grillo: «Perché una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kite surf e dopo 8 giorni fa la denuncia vi è sembrato strano! Bene vi è sembrato strano, è strano!».

Grillo si riferisce alla tempistica con cui, colei che si dichiara vittima di violenza sessuale ha denunciato i presunti stupratori. E proprio sulla tempistica, sul cosiddetto "giorno dopo" Eva Del Canto ha deciso di condividere la sua storia. «Il giorno dopo può essere il giorno dopo nell'immediato, può essere immediatamente la mattina dopo. Io mi alzo, mi lavo e vado a fare kite surf. O può essere il giorno dopo inteso come un arco temporale più lungo, tanti giorni dopo. Il giorno dopo è il momento in cui comincia la sopravvivenza. Io ho ricevuto moltissimi messaggi da altre sopravvissute che mi hanno ringraziata, perché loro non riuscivano a verbalizzare ciò che ho detto anche io, persone sopravvissute agli abusi dei loro padri, dei loro zii, dei loro fidanzati di persone che conoscevano e che oggi hanno detto finalmente è successo anche a me ti ringrazio per averlo detto». Tutto è partito da un post su Instagram che la giovane ha condiviso e che in molte hanno rilanciato con l'hashtag #ilgiornodopo.

Eva ha poi raccontato a Fanpage.it la sua storia, di come a 17 anni non fosse consapevole di aver subito uno stupro, di essere riuscita a riconoscersi come "sopravvissuta" solo dopo un percorso psichiatrico che continua ancora oggi. "Io non ho denunciato perché non non pensavo di doverlo fare, non pensavo di essere una vittima, pensavo di essere ugualmente responsabile. Adesso so che non ho più niente di cui vergognarmi e se c'è una cosa che ho imparato utilizzando i social, o confrontandomi con altre persone è che abbiamo tutti un potenziale di dolore che non riusciamo a esprimere, finché qualcun altro non lo esprime per noi». Immediate le risposte di altre ragazze che hanno postato la propria esperienza con l'hashtag #ilgiornodopo. Un modo non per rispondere a una frase, ma per sentirsi meno sole. E chiedere a chi in quel momento guarda una semplice foto, dietro cui si nasconde una storia difficile "e tu, cosa hai fatto il giorno dopo?".