Harmont&Blaine licenzia 32 lavoratori a Caivano: “Dispiaciuti, ma c’è crisi”

Harmont & Blaine, l'azienda italiana di abbigliamento upper-casual famosa nel mondo, licenzia 32 operai nello stabilimento di Caivano, in provincia di Napoli. Si tratta della stessa città sulla quale il Governo Meloni ha avviato un piano di riqualificazione con gli omonimi decreti, dopo diversi fatti di cronaca. Contro i licenziamenti, i lavoratori questa mattina sono scesi in sciopero, affiancati dai sindacati di categoria Filctem-Cgil e Femca-Cisl. Nel complesso sono 129 i lavoratori della fabbrica di Caivano. I licenziamenti riguarderebbero circa un quarto della forza lavoro. La società, dopo le proteste, è intervenuta con una nota, spiegando di essere "disponibile ad avviare un dialogo con le parti sociali per identificare le migliori soluzioni volte a contenere il più possibile l'impatto sociale".
Lo sciopero dei lavoratori di Caivano
Harmont & Blaine è un marchio italiano molto noto, nato negli anni '80, e contraddistinto dal simbolo del bassotto. La notizia dei licenziamenti è arrivata come un fulmine a ciel sereno per i lavoratori che oggi si sono riuniti in presidio all'esterno dei cancelli della fabbrica. "Abbiamo proclamato questo sciopero – spiega Andrea Pastore della segreteria regionale della Filctem Campania – perché reputiamo inaccettabili i licenziamenti annunciati dall'azienda. Riteniamo anomalo che tale decisione venga presa da un giorno all'altro, senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali. Un'azienda con un profilo mediatico internazionale non può avere atteggiamenti così superficiali dinanzi a 32 lavoratori, che rappresentano il 25% della forza lavoro. Siamo di fronte ad un inaccettabile tentativo di ridurre il costo del lavoro. Chiediamo il ritiro immediato dei licenziamenti".
"L’azienda ha deliberatamente deciso di scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori – si legge in un comunicato delle organizzazioni sindacali di categoria e della Rsu – il peso delle proprie scelte industriali e gestionali, ignorando il drammatico impatto occupazionale, economico e sociale che tale procedura determina. Tale comportamento rappresenta un atto grave e socialmente irresponsabile, che compromette le relazioni sindacali e apre una vertenza di forte e inevitabile conflittualità".
Il sindacato chiede "l'apertura di un confronto vero, serio e vincolante, finalizzato esclusivamente alla tutela dei livelli occupazionali e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori". "In assenza di risposte concrete, immediate e credibili da parte aziendale – conclude la nota – la Rsu e le organizzazioni sindacali dichiarano sin d’ora la propria disponibilità a intensificare e proseguire le iniziative di lotta, senza alcuna esclusione di strumenti, fino al completo ritiro della procedura di licenziamento".
Harmont & Blaine: "Dispiaciuti, pronti ad aprire dialogo"
Harmont & Blaine, in serata, si è detta "disponibile ad avviare un dialogo con le parti sociali per identificare le migliori soluzioni volte a contenere il più possibile l'impatto sociale".
L'azienda ha detto di essere "dispiaciuta e consapevole per l'impatto che questa decisione avrà sui lavoratori, le loro famiglie e la comunità locale. Negli ultimi anni il settore tessile abbigliamento italiano si è caratterizzato per una crisi strutturale del mercato con una significativa riduzione dei volumi di vendita, un'aggressiva concorrenza asiatica e una contrazione del potere d'acquisto dei clienti che hanno generato progressivamente per molte aziende la necessità di evolvere i rispettivi modelli di business".
"In questo quadro, Harmont & Blaine – prosegue l'azienda – ha provato, tra il 2023 e il 2025, a riportare i propri volumi e i principali indicatori economico finanziari ai livelli pre-pandemici, ma ciò non è stato possibile, richiedendo per il 2026 un rilancio immediato della propria competitività con diversi interventi mirati in ambito retail, logistica, sviluppo delle collezioni e organizzazione delle attività, il tutto per garantire la sostenibilità futura della società. Tra questi interventi il management, dopo aver attentamente valutato tutte le opzioni percorribili – conclude la nota – ha presentato oggi, durante un incontro con le organizzazioni sindacali, un nuovo modello organizzativo per le sue attività nella sede di Caivano con l'individuazione di 32 posizioni lavorative in esubero".
Femca Cisl: "Grave quanto accade a Caivano"
Per Melicia Comberiati, segretaria generale della Cisl di Napoli, "quanto sta accadendo, già di per sé grave, assume ancora maggiore rilievo se consideriamo come il territorio di Caivano stia cercando di rimettersi in piedi. Un tessuto sociale già provato e per il quale da tempo la Cisl è impegnata a dare risposte ai cittadini, alle famiglie, ai lavoratori. Siamo al fianco della Femca e dei lavoratori che rappresenta, pronti ad essere parte attiva al tavolo di confronto che è necessario avviare immediatamente, e dove chiediamo siano partecipi anche le istituzioni locali".
"H&B sta provando a scaricare sui lavoratori i danni di una cattiva gestione. Rispediamo al mittente la procedura di licenziamento collettivo avviata dall'azienda per la storica sede di Caivano", così Anna Pareni, segretaria Provinciale della Femca Cisl Campania Nord, accanto ai lavoratori di H&B durante il primo giorno di sciopero proclamato da Femca Cisl e Filctem Cgil contro il licenziamento di 32 lavoratori.
"L'azienda ha avviato lo scorso 3 febbraio la procedura di licenziamento collettivo per il 25% della forza lavoro impiegata a Caivano. Abbiamo già chiesto formalmente il ritiro della procedura, a favore di un confronto finalizzato all’individuazione degli strumenti idonei alla salvaguardia dei livelli occupazionali, ma non abbiamo ricevuto alcun riscontro, per cui l'azione di protesta prosegue.", dichiara Venanzio Carpentieri, Segretario Generale Femca Cisl Campania. Continua Mauro Di Paola, della Femca Cisl Campania Nord:" A tanto si aggiungano dei gravi vizi di forma che inficiano la procedura avviata dall'azienda, che ha consentito ad un soggetto non legittimato di inserirsi in una procedura delicata quale quella di licenziamento collettivo".