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“Gli americani fanno le guerre per girare i film”: l’ironia di Massimo Troisi tristemente attuale

Nel 1987, in collegamento da New York con la trasmissione Rai “Fantastico” condotta da Pippo Baudo, Massimo Troisi ironizzava sulla guerra e sugli Usa. Parole che, quasi 40 anni dopo, sono tristemente attuali.
A cura di Valerio Papadia
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Massimo Troisi
Massimo Troisi

Vietnam. Corea. Iraq. Afghanistan. Gli Stati Uniti, nel corso degli ultimi anni, hanno partecipato, in qualche modo, a molti conflitti nel mondo e, per questo motivo, vengono spesso associati alla guerra. Un collegamento che non nasce certo oggi – anche se all'inizio del 2026 il presidente Trump ha deciso di bombardare il Venezuela e prelevare il presidente Nicolas Maduro per processarlo negli USA – ma che affonda radici proprio nella tendenza degli States, ma non solo, alla belligeranza. Lo dimostrano le parole di Massimo Troisi, indimenticato regista e attore partenopeo, che quasi 40 anni fa, seppure con la sua ironia, criticava la tendenza degli Stati Uniti a fare la guerra e, in generale, la spettacolarizzazione e la strumentalizzazione dei conflitti nei media, tremendamente attuale ancora oggi.

Siamo nel 1987. Troisi, che al tempo ha 34 anni, ha già all'attivo capolavori come "Ricomincio da tre" e "Non ci resta che piangere" e, in Italia ma non solo, è ormai famosissimo, è a New York per la proiezione di un film internazionale che lo vede coinvolto, Hotel Colonial (che purtroppo non avrà molto successo). La sortita di Troisi nella Grande Mela offre lo spunto per un collegamento con Pippo Baudo (compianto gigante della tv) che, negli studi Rai, sta conducendo una puntata di "Fantastico", una delle trasmissioni più iconiche della televisione italiana.

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L'inizio del collegamento è ironia pura: Troisi, che si trova a Chinatown, la zona di New York che, come suggerisce il nome, è a prevalenza asiatica, scherza con Baudo. "Qui sembra di stare in Italia" dice il regista, evidenziando così la differenza tra il nostro Paese e quella zona della Grande Mela, in cui tutte le insegne sono in cinese. Di fianco a lui, due uomini asiatici si prestano al gioco e parlano in mandarino: "Vedi – prosegue Troisi rivolgendosi a Baudo -. Anche loro, sembrano siano cinesi, ma in realtà stanno parlando un napoletano antico che non capisco nemmeno io".

È a una domanda di Pippo Baudo che Troisi, però, cambia registro. Pur mantenendo la sua abituale ironia, il regista partenopeo dà una risposta che fa riflettere, una sottile satira alla società del tempo che, incredibilmente e in maniera anche un po' sconcertante, è molto attuale ancora oggi. Baudo chiede: "Come va il cinema americano?". La risposta di Troisi è magistrale: "Ho scoperto che stanno un po' in crisi perché hanno finito le guerre". Il grande conduttore lo incalza, cercando di capirci qualcosa. E Troisi allora prosegue: "Qui il governo aiuta il cinema, ma non come in Italia con le sovvenzioni, no. Qui ci mette le idee". E si spiega meglio: "Io pensavo che gli americani fossero cattivi. E invece no. Loro fanno le guerre per farci i film e spingere il cinema". Troisi allora fa riferimento anche a Ronald Reagan, allora presidente degli Stati Uniti con un passato da attore. "Lui spinge il cinema – dice l'artista partenopeo -. Cerca di dare idee e allora cerca di fare la guerra con tutti".

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