Giugliano, lasciò il cane legato a una cyclette sotto il sole d’agosto: la padrona va a processo

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Partita per le vacanze, la donna lasciò due cani in cortile: uno morì di colpo di calore. Accusa di maltrattamento aggravato, test per la legge 82/2025.

Una catena di pochi centimetri, agganciata ad una vecchia cyclette in un cortile di casa senza un filo d'ombra, in pieno agosto, sotto un sole torrido. Per due giorni nel 2025, un cane è rimasto lì sotto il sole, senza riparo e senza acqua sufficiente, finché un colpo di calore lo ha ucciso. La sua padrona, una donna di Giugliano, era in vacanza. Adesso dovrà risponderne davanti a un giudice.

La donna è stata citata in giudizio con l'accusa di maltrattamento di animali aggravato dalla morte del cane. A renderlo noto è l’associazione romana Zampe che danno una Mano Odv, assistita dall'avvocata Giada Bernardi, che all’epoca dei fatti presentò querela insieme ad altre sette associazioni animaliste. Prima di partire la proprietaria aveva lasciato nel cortile dell’abitazione due cani. Il secondo è stato salvato in extremis grazie all’intervento degli agenti della Polizia Municipale di Giugliano e delle Guardie zoofile dell’Oipa. Fanpage.it aveva raccontato la vicenda il 10 agosto 2025, quando il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli si era recato sul posto per documentare quanto accaduto. In quei giorni Nando Cirella, delle Guardie zoofile Oipa, aveva ricordato che il colpo di calore è un’emergenza veterinaria seria e che gli animali non vanno mai lasciati legati alla catena ed esposti al sole.

Oggi la vicenda arriva in un’aula di tribunale. «Quel cane non aveva scampo, una catena di pochi centimetri, nessuna ombra, nessuno a cui chiedere aiuto», spiega l’avvocata Bernardi, fondatrice dello studio legale GiustiziAnimale e presidente dell’associazione romana. «Un anno fa abbiamo promesso che la sua morte non sarebbe finita nel dimenticatoio. Oggi c’è un processo». Il caso ha un peso che va oltre Giugliano. Il cane è morto poche settimane dopo l’entrata in vigore della legge 82 del 2025, la norma che ha modificato il codice penale riconoscendo gli animali come vittime dirette dei reati, e non più soltanto come oggetto del «sentimento» umano da tutelare. Quello che si aprirà sarà quindi uno dei primi processi in cui la nuova legge verrà messa alla prova. «Questo processo sarà un banco di prova: la legge deve dimostrare di avere forza nelle aule di giustizia, non solo sulla carta», sottolinea Bernardi. L’avvocata ricorda che quella di Giugliano non è una storia isolata: «Ogni estate ci troviamo davanti a storie come questa. Chi parte ha il dovere di affidare i propri animali a qualcuno».

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