Francesca Tucci morta al Cardarelli, l’avvocato del medico: “Grave insinuare dubbi sui consulenti”
Insinuare dei dubbi sui consulenti, e chiedere la nomina di un collegio diverso, è "un'accusa grave", che "produce una grave suggestione ma non offre una contestazione verificabile". A parlare a Fanpage.it è Gabriele Di Criscio, avvocato di Felice Pirozzi, il medico tra gli indagati per la morte di Francesca Tucci, la 24enne di Afragola (Napoli) deceduta dopo un intervento chirurgico effettuato nel Cardarelli di Napoli. La ragazza è deceduta il 2 luglio scorso, dopo essere stata sottoposta a una seconda operazione, resasi necessaria per complicazioni insorte a seguito della prima.
Sulla vicenda la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per omicidio colposo in ambito medico, agli inizi di ottobre è stata depositata la consulenza: non sarebbero state riscontrate condotte censurabili a carico dei medici che hanno avuto in cura la ragazza, sia relativamente ai due interventi chirurgici sia in merito alla gestione delle complicazioni. Proprio questa consulenza, però, è ora al centro di un botta e risposta tra gli avvocati: Francesco Petruzzi, che segue la famiglia Tucci, sostiene che non avrebbe risposto ai quesiti formulati dalla Procura e non avrebbe preso in considerazione i peggioramenti riportati in cartella clinica, e ha chiesto il rinnovo dell'accertamento tecnico, affidato a un nuovo collegio, in quanto "una consulenza che non tiene conto dei dati più rilevanti dell'intera vicenda non può essere la base su cui decidere della morte di una ragazza di 24 anni".
La risposta di Di Criscio arriva proprio dopo quelle dichiarazioni. Secondo il legale del medico, "la costante ricerca dell’esposizione mediatica non si è limitata a riferire i fatti e lo stato delle indagini: ha alimentato una narrazione unilaterale, nella quale al dott. Pirozzi è stata attribuita, in termini di certezza, una specifica responsabilità professionale, quando non era ancora disponibile alcun accertamento tecnico. Definire la sua condotta un “caso scolastico di imprudenza” ha contribuito a costruire nell’opinione pubblica un’immagine di colpevolezza prima che gli elementi fossero acquisiti e valutati nelle sedi competenti. È una dinamica distorta, purtroppo sempre più frequente, che la difesa non intende accettare né subire".
Il nodo resta quello dei consulenti. "Affermare che non sarebbero sereni – continua Di Criscio – e chiedere la nomina di un collegio diverso significa, nella sostanza, mettere in discussione la loro imparzialità. Un rilievo del genere esige circostanze specifiche, verificabili e tempestivamente dedotte. Se erano note al conferimento dell’incarico, andavano rappresentate allora; se sono emerse in seguito, andavano sottoposte all’Autorità giudiziaria quando sono state conosciute, non soltanto dopo il deposito di conclusioni non condivise".
Per la difesa, infine, appare "inopportuno" il richiamo fatto al caso del piccolo Domenico Caliendo, deceduto a febbraio nell'ospedale Monaldi dopo un intervento di cuore fallito: "Si tratta di vicende diverse per fatto storico. Trasferire meccanicamente quel precedente a questa vicenda non ha pertinenza tecnica né processuale: serve soltanto a evocare un parallelismo che i fatti non giustificano. È una suggestione fuorviante e, come tale, non accettabile".