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2 Agosto 2022
20:28

Droga e armi, chiuso L’Incrocio di Torre Annunziata. I figli del gestore: “Paghiamo errori di nostro padre”

Disposta la chiusura del ristorante “L’Incrocio” di Torre Annunziata, dove vennero trovati droga e armi. I figli del gestore: “Paghiamo errori di nostro padre”.
A cura di Nico Falco
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Il ristorante
Il ristorante "L’Incrocio" di Torre Annunziata (Napoli)

Dovrà restare chiuso per 60 giorni "L'Incrocio", ristorante di Torre Annunziata (Napoli) molto noto nella zona: ad aprile i carabinieri avevano scoperto all'interno del locale oltre 6 chili di cocaina, armi e munizioni e nella circostanza erano state arrestate due persone, tra cui il gestore, Alfonso Contieri. In un lungo post i familiari, dicendosi estranei alle attività criminali dell'uomo, hanno annunciato l'intenzione di chiudere definitivamente l'attività di ristorazione.

Il provvedimento di chiusura è stato firmato dal Questore di Napoli, Alessandro Giuliano, su proposta dei carabinieri. Lo scorso 12 aprile i militari, in una operazione congiunta con il Gruppo Operativo Antidroga della Guardia di Finanza di Napoli, avevano arrestato le due persone all'interno del locale e avevano rinvenuto i 6,6 chili di cocaina pura, una pistola calibro 9×21 con matricola cancellata e completa di caricatore con 10 cartucce e altre 61 cartucce, di cui 38 a salve. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori Contieri avrebbe utilizzato il ristorante come base logistica per le sue attività criminali e la titolare non avrebbe adottato le misure necessarie per impedire che i locali dell'attività venissero utilizzati per i traffici illeciti.

I figli del gestore: "Paghiamo errori di nostro padre"

I figli di Contieri hanno pubblicato sulla pagina ufficiale Facebook del locale un lungo post in cui ringraziano i clienti che sono rimasti a loro vicini, si dicono estranei alle attività criminali e annunciano la chiusura del ristorante, "decisione derivante dal processo che vede coinvolto nostro padre". "Ci teniamo a precisare – si legge – che gli errori commessi da nostro padre sono e verranno giudicati da un giudice nella misura in cui egli ritenga più opportuno, ma tali errori non è giusto che ricadano su noi figli e sulla nostra famiglia totalmente estranea ad ogni tipo di vicenda. Questa attività permetteva a noi figli e alle famiglie dei nostri dipendenti di portare il pane a casa e di preservare la dignità che ognuno di noi ha il diritto di avere".

"Il rammarico è tanto e la rabbia pure perché siamo stati puniti per colpe che noi non abbiamo – prosegue il messaggio – da domani ognuno di noi dovrà ricominciare da zero ma di una cosa siamo sicuri, lo faremo a testa alta perché noi siamo estranei ad ogni tipo di vicenda, abbiamo sempre lavorato anche quando la delusione ed il dolore sovrastavano la volontà di andare avanti. Abbiamo aperto quelle porte anche quando la gente passando mormorava e ci guardava male. Siamo stati più forti noi però purtroppo non è bastato".

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