"La mia vita è finita, 30 anni di carcere, non ce la faccio…". Sarebbero state queste le parole del latitante Francesco Cirillo, dopo la cattura avvenuta ieri per mano dei carabinieri e degli agenti della Polizia di Stato di Caserta, mentre cercava la fuga su un tetto di un'abitazione tra Acerra e Caivano, dove era stato individuato. Cirillo, alias "Pasqualino cosciafina", è ritenuto affiliato al clan dei Casalesi ed è stato condannato – in via definitiva – a 30 anni di reclusione per l'omicidio dell'imprenditore Domenico Noviello, che si era ribellato alla camorra, avvenuto a Castel Volturno il 16 maggio 2008. Dopo la sentenza della Cassazione, il 20 novembre scorso, Cirillo si era reso irreperibile, fino a ieri, quando è stato ritrovato ad Acerra, in provincia di Napoli. La trattativa con il tenente colonnello dei Carabinieri Salvatore Sferlazza è durata circa 24 minuti. Il militare dell'arma, affacciato al balcone, dopo avere chiesto ai colleghi di allontanarsi, ha cercato in tutti i modi, riuscendoci alla fine, di rassicurare Cirillo, che per sfuggire alle manette si era rifugiato sul tetto.

Tra le ipotesi degli investigatori, c'è quella che Cirillo fosse in procinto di scappare all'estero. Nell'abitazione, infatti, è stata trovata una carta d'identità valida per l'espatrio e quattro cellulari. Tra le possibili destinazioni forse la Spagna. Sono in corso indagini per identificare e valutare eventuali responsabilità in relazione al reato di favoreggiamento. Cirillo è stato arrestato ieri pomeriggio, attorno alle ore 16, dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Caserta e dal personale della squadra mobile della questura di Caserta insieme agli uomini del commissariato di Santa Maria Capua Vetere coordinati dal procuratore antimafia della Campania. Per il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, la cattura di Cirillo è "il risultato dell'azione congiunta di magistratura e forze di polizia in territori difficili per affermare la legalità ed assicurare alla giustizia i latitanti. Una risposta concreta dello Stato che conferma, ancora una volta, l'impegno profuso da tutte le istituzioni per tutelare i cittadini e tutti gli imprenditori che coraggiosamente si oppongono alla pressione criminale". Soddisfazione è stata espressa anche dai familiari di Noviello, mentre il Comitato Don Peppe Diana e il senatore Sandro Ruotolo, tra gli altri, hanno espresso vicinanza alla famiglia.