«Vi siete divertiti a gavazzare sul Lungomare, sfrenati? Magnà, pizza,  ristoranti, alberghi? Buono…   ora siamo zona arancione e se non stiamo attenti fra poco andiamo in zona rossa. Purtroppo è matematico, ve l'avevo detto».

È un Vincenzo De Luca al suo meglio, sarcastico e greve, quello che commenta – sollecitato dai giornalisti – gli assembramenti dei giorni scorsi sul Lungomare di Napoli e non solo (caos anche al Vomero e altre zone della movida notturna). L'attacco è anche al sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Come al solito, il presidente della Regione Campania ne parla senza mai citarlo direttamente: «Ho visto nel fine settimane le transenne – ha detto – messe sul Lungomare quando ormai non servivano più a niente. La sera dopo la 6 del pomeriggio, se ognuno fa quello che vuole, siamo perduti».

Il riferimento non è solo al sabato di follia che ha preceduto l'entrata in vigore della zona arancione, secondo livello di restrizioni dei tre previsti (giallo, arancio e rosso), ma anche alla stessa giornata di domenica 21 febbraio: nonostante l'entrata in vigore del dispositivo che vieta l'apertura dei ristoranti se non per asporto o domicilio, sono state numerosissime le violazioni riscontrate tra Napoli e la sua provincia dalla forze dell'ordine. In alcuni casi polizia e carabinieri hanno interrotto feste di compleanno, battesimi e addirittura un barbecue in comitiva a Posillipo.

La Campania venerdì scorso e per 15 giorni è stata collocata in zona arancione ai sensi del dpcm Covid a causa dell'incremento progressivo dei contagi, del fiorire di nuovi preoccupanti cluster epidemici e focolai in alcune città – soprattutto in provincia di Napoli – ma anche e soprattutto per timore che possa circolare il ceppo variante del virus, molto più contagioso e deleterio per la salute e per la tenuta del sistema sanitario regionale.

Proprio la scorsa settimana la Regione Campania nel motivare la situazione epidemica attuale aveva reso noto il dossier redatto dall'unità di crisi sul Covid nel quale si evidenziava che, in assenza di nuove misure restrittive, ci saremmo trovati con una nuova impennata di casi entro inizio marzo e un corrispondente problema di saturazione dei posti letto di degenza e terapia intensiva e sub-intensiva presenti sul territorio campano.

De Luca oggi a margine di un evento pubblico ha commentato anche la situazione vaccino Covid in Campania alla luce degli annunciati tagli alle forniture di dosi da parte di AstraZeneca:

"Noi siamo pronti,  stiamo con le siringhe in mano, Speriamo di essere in condizione a fare 80-90 mila vaccini al giorno, il programma, cioè su cui era basato il nostro obiettivo di vaccinare entro l'estate tutta la città di Napoli. Ma con le riduzioni improvvise di vaccini è impossibile programmare e l'epidemia ce la portiamo avanti altri due anni.

Rimaniamo sconcertati dagli improvvisi tagli delle forniture dei vaccini. Dal governo non ci dicono assolutamente niente, l'interlocuzione con l'attuale commissario (si riferisce a Domenico Arcuri, ndr) è pessima e non abbiamo la possibilità di fare una programmazione.
Un direttore generale di una Azienda sanitaria locale, ad oggi, fine febbraio, non sa con certezza quanti vaccini avrà. a marzo, questo vuol dire che se devi vaccinare un cittadino che deve avere poi il richiamo, devi pensarci venti volte perché senza garanzia che arrivi il vaccino tu crei un danno al cittadino.