Si vede che Vincenzo De Luca è proprio rilassato. Del resto si è vaccinato mesi fa contro il Covid-19, prima di novantenni e malati e oggi non deve certo preoccuparsi che peste lo colga, come noi poveri mortali ancora in fila in Campania per un vaccino. E così, ogni venerdì, discetta amabilmente di qualsivoglia fesseria, non smettendo mai di fare propaganda e – come dice egli stesso – «politica politicante», forse chissà, sperando di lasciare il suo trono ai figli.

Fatto sta che ieri il Granduca di Salerno se n'è uscito con un pensiero populista e grave, politicamente scarso e non motivato. E che oggi necessita d'una risposta.

Il presidente della Regione Campania ha detto che qui non si trovano camerieri e stagionali in agricoltura perché la gente preferisce restare in panciolle a godersi il Reddito di cittadinanza.

Premesso che robaccia del genere uno se la aspetterebbe dal peggior leghista con l'ampolla del Po in mano, non dal presidente della giunta regionale campana, De Luca nel dettaglio cosa afferma?

Mi è stato confermato che alcune attività commerciali non apriranno anche quando sarà consentito perché per esempio per i bar e per i ristoranti non si trovano più camerieri.

Per le attività stagionali non si trova più personale. Già lo scorso anno per gli stagionali nell'industria conserviera non si trovavano stagionali. È uno dei risultati paradossali dell'introduzione del reddito di cittadinanza.

Se tu mi dai 700 euro al mese e io mi vado a fare qualche doppio lavoro, io  non ho interesse ad alzarmi la mattina alle 6 per andare a lavorare in un'industria di trasformazione agricola.

A volte c'è gente che prende il reddito di cittadinanza e va a fare lavoro in nero. Si sono create delle anomalie, degli imbrogli come sempre in Italia, che finiscono per danneggiare l'economia del nostro Paese.

Non un dato, non un riscontro, non un nesso di causalità tra reddito di cittadinanza e presunta carenza  di personale nei ristoranti, ai tavoli, nelle cucine. Tutto è criminale ed è sbagliato se non lo decide lui.

Don Vincenzo, quando si attacca la Regione Campania, fa presto a gridare disperato alla «dittatura mediatica». Poi in questo caso non è capace di inanellare uno straccio di dato – lontani i tempi in cui alle Frattocchie invitavano i dirigenti di partito a documentarsi prima di parlare –  per motivare una tesi populista, il cui unico scopo è andare contro l'odiato Movimento 5 Stelle.

Settecento euro di reddito di cittadinanza o quattrocento, in nero lavorando 5 giorni su  7 compresa la sera? E che una persona ci deve pure pensare? Se Vincenzo De Luca ritiene, potenzi i controlli degli Ispettorati del Lavoro o imponga a chi di dovere di potenziarli. Chieda alla Guardia di Finanza le verifiche su bar, baretti, pub, ristoranti e ristorantini da Salerno a Napoli, dai Quartieri Spagnoli al Lungomare partenopeo, fino alle Isole del Golfo.

Verifichi o faccia verificare, De Luca, chi fa 10 scontrini al giorno e chi ne fa 100. Chi paga i suoi lavoratori secondo contratto o chi gli mette 300 euro cash in tasca a fine settimana. Per non parlare poi delle schiavitù nei campi agricoli, documentate da anni e anni e anni di inchieste. Perché prendersela con uno strumento di sostegno al reddito che sicuramente ha dei limiti e dei problemi ma fa meno schifo di chi si mette lo yacht a mare sulle spalle della povera gente?