Vincenzo De Luca, come si dice a Napoli, «ha truvato ‘o ddoce», ovvero ha trovato la via più gradita (e facile sul breve termine, come ogni approccio populista in politica) per stare nella discussione italiana senza dover parlare di ciò che la sua amministrazione fa in Campania. Sono già due settimane che parla del Reddito di cittadinanza, con un mix di aggressività e finto paternalismo. Da una parte sostanzialmente etichetta come parassiti coloro che con la misura di sostegno al reddito – che pure ha delle criticità che nessuno nega – campano. Dall'altra parte, con una piroetta degna di Rudolf Nureev, fa la paternale a chi incassa l'assegno dicendo loro che dovrebbero andare nei campi come stagionali oppure a servire nei bar o nei ristoranti, entrambi mestieri dignitosissimi ma che messi su questo piano di ragionamento sembrano delle pene dantesche, sembrano dei lavori umilianti e forzati necessari, secondo il politico salernitano, a ripagare il Reddito di cittadinanza.

«Non ci sono stagionali per una ricaduta negativa del reddito di cittadinanza.  E chi ha il reddito di cittadinanza deve dare la propria disponibilità a fare lavori stagionali con un incremento di 500 euro. Cioè deve rispondere con un impegno di lavoro o il reddito diventa una misura corruttiva anziché di solidarietà sociale» ha detto ancora oggi il presidente della Regione Campania, scordandosi che l'Rdc non è uno stigma sociale ma una misura di welfare prevista non solo in Italia, peraltro.

Ma poi, la proposta di De Luca è 500 euro in più per lavorare nei campi o in una cucina di ristorante o dietro al bancone o ai tavoli di un bar? Vale questo, in Campania, secondo «'o governatore» un mese di lavoro? Perché se tanto vale allora abbiamo capito bene da dove arriva una certa idea del lavoro nella nostra regione.

«Il lavoro ti consente di vivere – dice De Luca – non il bonus che ti permette solo di passare un'estate a Palinuro o alle Baleari. Questo lo sa chi vive con i piedi per terra e non chi è in una bolla autoreferenziale che è lontana dalla vita normale dei cristiani di carne ed ossa. Le politiche di demagogia condannano a morte le giovani generazioni».

E non è forse demagogia magnificare e pompare di aspettative per mesi e mesi, sotto campagna elettorale, un concorso per la Pubblica Amministrazione (parliamo dell'ormai arcinoto Ripam) che si sta concludendo tra le polemiche e con un potenziale numero di effettivi assunti evidentemente minimo rispetto a quello annunciato agli inizi («Mezzo milione di domande presentate!»; «Una operazione che non ha precedenti nel Sud!») e che non risolverà niente? Viene da pensare che forse l'attacco a testa bassa al Reddito di cittadinanza nasce per spostare, sul tema lavoro, l'attenzione su altro.