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Trasporto pubblico a Napoli

Dalla metropolitana al rottame: Napoli mette all’asta i vecchi treni della Linea 1 dopo milioni di chilometri

Il Comune di Napoli vende all’asta nove vecchi treni della Linea 1: dopo oltre un milione di km ciascuno, i convogli finiscono sul mercato al prezzo del metallo.
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Il sogno sarebbe vedere uno spettacolo di Alessandro Siani in uno di questi vagoni, che furono scenografia del suo primo grande successo teatrale "Fiesta". Ma è difficile che vada così: sono grossi, pesanti e vecchi, i nove treni della Linea 1 della metropolitana che il Comune di Napoli mette all'asta. Non sono convogli storici da restaurare né materiale destinato a nuove linee, ma unità di trazione ormai fuori servizio, ferme da anni nel deposito di Piscinola e considerate tecnicamente non più utilizzabili.

Sono quei mezzi color giallo canarino che ogni napoletano ben conosce: entrati in esercizio tra il 1993 e il 2008, costruiti all’inizio degli anni Novanta da AnsaldoBreda, per oltre un quarto di secolo hanno accompagnato la crescita della metropolitana, quando si chiamava ancora «la collinare» e trasportato milioni di passeggeri lungo l'asse nord-sud della città.

La vendita avverrà tramite asta pubblica con offerte segrete al rialzo. Il prezzo base fissato dal Comune è di 6.800 euro per ciascun convoglio, per un totale di 61.200 euro per l'intero lotto composto da nove unità. Una cifra che colpisce, se rapportata alla storia operativa dei mezzi: ogni treno ha percorso tra uno e 1,4 milioni di chilometri, con una media di circa 63mila chilometri all’anno, equivalenti a oltre 170 chilometri al giorno per venti o più anni di servizio continuativo. Il convoglio più longevo ha circolato per 26 anni prima del ritiro definitivo, dal 1993 al 2019; ha "visto" tre sindaci: Antonio Bassolino, Rosetta Iervolino, e Luigi de Magistris.

La vendita in corso non è di quelle per mezzi destinati al riutilizzo ferroviario. I treni vengono alienati principalmente come materiale da smontare e recuperare. All'interno delle casse e degli impianti elettrici sono presenti grandi quantità di acciaio, alluminio e soprattutto rame, materiali il cui valore di mercato è aumentato negli ultimi anni e che hanno spinto l’amministrazione a fissare una base d'asta più alta rispetto alle precedenti dismissioni. In sostanza, ciò che per decenni è stato infrastruttura pubblica diventa oggi materia prima industriale.

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La decisione nasce anche da esigenze operative: con l’arrivo dei nuovi elettrotreni acquistati negli ultimi anni, il deposito officina  dell'area Nord di Napoli deve liberare spazi per la flotta attualmente in esercizio e per le attività di manutenzione. Mantenere i vecchi convogli fermi comporterebbe costi senza alcuna utilità per il servizio. Da qui la scelta dell'alienazione, prevista dalla normativa sulle vendite di beni pubblici tramite asta.

Si chiude così un ciclo iniziato negli anni Novanta, quando quei treni rappresentavano la modernità che faticava ad arrivare, quando la battuta che regnava dinanzi ad ogni enorme buco dei cantiere del metrò era «uè, ma sta metropolitana ‘a state facenno o ‘a state cercanno?». Oggi, dopo aver percorso complessivamente oltre dieci milioni di chilometri, il loro valore economico è ridotto a poche migliaia di euro ciascuno, dunque meno di un'auto utilitaria usata e nemmeno di quelle migliori. Non certo una  fine spettacolare di un pezzo di storia urbana, come ad esempio per la Funicolare Centrale, un cui vagone è tutt'oggi conservato nella stazione di piazza Fuga, ma un passaggio silenzioso e inevitabile nel ciclo di vita delle infrastrutture pubbliche, dove anche i simboli del trasporto cittadino finiscono, prima o poi, tra i rottami.

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