CPR a Castelvolturno, il 24 ottobre la manifestazione nazionale: “Inizia la sfida contro un mostro che produce morte”
Sarà sabato 24 ottobre la giornata della manifestazione nazionale a Castelvolturno contro il Centro per rimpatrio per migranti che il governo Meloni vuole costruire in località "La piana". Dopo mesi di assemblee ed appelli che hanno visto una larghissima adesione da parte della società civile, dei movimenti sociali e anti razzisti, ma anche da parte della politica istituzionale e del mondo religioso, è il momento della piazza, per quella che sarà la prima di una serie di mobilitazioni che si svilupperanno sul territorio.
Prima della manifestazione ci saranno diverse tappe di avvicinamento, sia a Castelvolturno ma anche a Napoli e Caserta, tra queste la celebrazione il 18 settembre, dell'anniversario della strage di San Gennaro, il raid brutale che l'allora boss dei Casalesi, Giuseppe Setola, ordinò nel 2008 contro le comunità migranti di Castelvolturno, che vide la morte di 6 innocenti, tutti originari dell'Africa. Alla manifestazione di fine ottobre, che vedrà anche la partecipazione dei vescovi della Campania e del presidente della Regione Roberto Fico, ci saranno delegazioni provenienti da tutta Italia.
Ex Canapificio: "43 milioni per un mostro che ferisce il territorio"
A tirare le fila della mobilitazione il Centro Sociale Ex Canapificio di Caserta, una delle realtà antirazziste più longeve in Italia, da sempre impegnati contro il razzismo e nelle lotte dei migranti per i diritti di cittadinanza. "La manifestazione del 24 ottobre sarà per noi uno spazio sociale e politico aperto ed anche una sfida alla mobilitazione – spiega a Fanpage.it Mimma D'Amico dell'Ex Canapificio – dopo le tantissime adesioni che sono arrivate in questi mesi, dall'annuncio del governo e dalla pubblicazione della gara d'appalto per il Cpr, è ora di passare alla mobilitazione reale nelle strade per combattere questo progetto di morte".
Il governo Meloni ha stanziato 43 milioni di euro per costruire il Cpr in provincia di Caserta, nell'ambito di un piano da centinaia di milioni di euro che prevede anche la realizzazione di altri Cpr in altre regioni, come Toscana e Trentino Alto Adige, e la costruzione di hotspot e centri di smistamento in attuazione alle nuove pratiche per l'ingresso alle frontiere stabilite dal patto europeo asilo e immigrazione. Una nuova politica che prevede sospensione del diritto d'asilo, rimpatri più facili, il potenziamento dell'agenzia europea delle frontiere, Frontex, al centro di un processo penale in Francia per i respingimenti illegali, e la costruzione di centri hub in paesi terzi, tra cui la Libia, dove trattenere i migranti. Un complesso di norme ed azioni che appaiano apertamente in contrasto con il diritto internazionale in materia di diritto d'asilo politico.
I Cpr sul territorio italiano saranno la base dell'applicazione delle nuove politiche sull'immigrazione. Sin dalla loro nascita queste strutture sono state considerate inumane e degradanti, generando diversi processi penali, alcuni conclusi ed altri in corso, per le morti sospette avvenute al loro interno. Condizioni igienico sanitarie degradanti, abuso della somministrazione di psicofarmaci, mancanza di presa in carico sanitaria, sono alcuni dei fenomeni denunciati nei Cpr italiani dalle realtà antirazziste. "Speriamo che dalla manifestazione di Castelvolturno si possa aprire uno spazio nel nostro paese in cui la politica possa finalmente dire chiudiamo i Cpr e troviamo alternative" sottolinea D'Amico.
Il progetto ha fatto discutere anche per i dettagli tecnici, una struttura circolare senza affacci esterni, dove i corridoi superiori verranno usati come zone di controllo dall'altro. Proprio come se fosse un campo di concentramento. "Inizieremo con le celebrazioni per la strage di San Gennaro, il 18 settembre, ricordando i morti innocenti della violenza camorrista – spiega l'attivista – e ricorderemo come dopo quella strage, il progetto del Cpr è l'ennesima rottura tra lo Stato e il territorio. Dopo quella strage lo Stato ha si arrestato gli esecutori materiali ed i mandanti, ma stiamo ancora aspettando da 20 anni gli investimenti sociali, in tema di diritto allo studio, sostegno al reddito, diritti di cittadinanza, e soprattutto politiche che non mettano le persone sotto ricatto dello sfruttamento lavorativo, ma che favoriscano la regolarizzazione a partire dal permesso di soggiorno e dal diritto alla residenza. A questo dovrebbero servire 43 milioni di euro, non a fare un mostro come il Cpr che è l'ennesima ferita per questa terra".
In piazza da tutta Italia, presenti anche Fico ed i vescovi
Castelvolturno conta 31 mila abitanti, di cui oltre 5.000 stranieri residenti in maniera ufficiale, con il numero che lievita considerando i non ufficiali fino a quasi 20 mila. Un territorio da sempre alle prese con il problema dei flussi migratori, che è diventato anche e soprattutto luogo di sfruttamento. Nel lavoro, con il fenomeno dei caporali e dello sfruttamento dei migranti nelle terre agricole, nella prostituzioni, con il traffico di esseri umani, ed in altri fenomeni connessi.
La mobilitazione lanciata per il 24 ottobre ha da subito visto un larghissimo fronte schierarsi, dai centro sociali come l'Ex Canapificio, l'ex Opg e Mezzocannone Occupato a Napoli, fino alle comunità di base, cattoliche e valdesi, passando per i vescovi, con i testa il cardinale Don Mimmo Battaglia, il presidente della CEI della Campania Antonio Di Donna, ed il vescovo territoriale Pietro Lagnese, ma anche i sindacati, partiti, associazioni come Arci e Libera e Ong come Emergency, Mediterranea Saving Humans e Action Aid. Le prime adesioni nazionali sono arrivate dalla Basilicata, con l'Assemblea lucana No Cpr, impegnata intorno al Centro per rimpatri di Palazzo San Gervasio, dalla Rete Mai più lager, impegnata intorno a quello di Via Corelli a Milano.
Un fronte molto vasto che unisce movimenti, mondo religioso e istituzioni. Tra i primi a prendere posizione c'è stata la Regione Campania, con l'adesione di Roberto Fico, e la figura di Andrea Morniroli, assessore alla scuola ed al welfare, che sta seguendo tutte le fasi preparatorie della manifestazione. "Si è creato un movimento largo e partecipato che non vedevo da anni, è un fatto nuovo e molto positivo – spiega Fanpage.it, Andrea Morniroli – mi auguro che il 24 ottobre sia una manifestazione nazionale che rappresenti questa eterogeneità, se riusciamo a farla così ci saranno le basi per un movimento nazionale robusto capace di reggere nel tempo questa battaglia contro i Cpr. Roberto Fico sarà in piazza, come ci sarò io, è un impegno importante".
La battaglia contro i Cpr riapre anche la discussione interna al centrosinistra sul tema. "Io credo che oggi ci sia maggiore consapevolezza rispetto agli errori fatti in passato – sottolinea Morniroli – non dico che ci sia una maturazione omogenea nel campo largo su questi temi, credo che il centro sinistra debba uscire dalla tentazione di rincorrere l'avversario sui suoi terreni, la gente tra la copia e l'originale sceglierà sempre l'originale. Il 24 ottobre ci saranno molte forze del campo largo, l'operato stesso della Regione Campania, che è espressione del campo largo va in questa direzione. Noi dobbiamo riuscire a costruire una visione altra, sapendo che i temi dell'accoglienza e della multiculturalità sono i temi difficili da scrivere. Dire è colpa dei migranti, affondiamo i gommoni, è più facile. Parlare di accoglienza diffusa è più complesso, ma si è dimostrato che si può fare. L'emergenza, il contenimento, la risposta repressiva, costa di più e non garantisce sicurezza".
Si mobilitano anche le comunità migranti: "I cpr luoghi disumani"
Sono diversi i casi di persone morte all'interno dei Cpr in Italia, l'ultimo in ordine di tempo è il caso del 10 agosto scorso Lassoued Dhoui morto a Palazzo San Gervasio dopo essere precipitato dal tetto che si affaccia sul cortile interno del centro. Molti sono casi di suicidio e resta aperto il tema dell'utilizzo massiccio degli psicofarmaci all'interno di queste strutture. Pochi mesi fa il Tribunale di Torino ha condannato l'ex direttrice del Cpr di Corso Brunelleschi per omicidio colposo nel caso della morte di Moussa Balde, deceduto nel 2021 quando era ospite della struttura torinese.
Processo in corso a Bari anche per la morte di Simo Said, deceduto nel Cpr di Bari Palese a febbraio del 2026, bollato come morte naturale, l'autopsia a restituito presenza nel suo corpo di un mix letale di psicofarmaci. "E' necessario un piano reale che punti alla regolarizzazione e non la costruzione di nuove prigioni – dice a Fanpage.it Maddalena Verrone del Movimento Rifugiati e Migranti di Napoli – tutte le vite hanno un valore e non possiamo accettare che ci siano altri casi come quello di Moussa Balde. La propaganda politica tende a disumanizzare e ci dice che sottrarre diritti agli altri ci rende più sicuri, ma questo semplicemente non è vero".
Le comunità migranti autorganizzate si mobiliteranno sia dalla provincia di Napoli che da quella di Caserta con autobus messi a disposizione dai promotori della manifestazione di Castelvolturno, segnando quindi anche una presa di parola politica dei migranti che vivono sul nostro territorio. "I Cpr sono luoghi in cui si viene imprigionati senza aver commesso alcun reato e soprattutto sono luoghi in cui vengono negati i diritti umani, le persone vengono trattate come animali, indebolite nelle loro capacità fisiche e psicologiche con l'abuso di somministrazione di psicofarmaci – sottolinea Verrone – è un luogo di morte dove le persone arrivano al suicidio per lo stato di abbandono in cui versano, e queste storie le sentiamo tutti i giorni ai nostri sportelli".