Sono tra i contatti di una persona che è risultata positiva al tampone per il Coronavirus; ciononostante, ad oggi sono 8 giorni che aspetto che l'Asl Napoli 2 Nord, di competenza a Giugliano, il Comune nel quale risiedo, mi contatti per sottopormi a mia volta al tampone. Come se non bastasse, sono 15 giorni ormai che sono in isolamento fiduciario e il mio medico curante, in assenza dell'esito del tampone, al quale, ripeto, non sono ancora stato sottoposto, si rifiuta di certificare che non ho nulla, persino di attestare che ho scontato le canoniche due settimane di isolamento senza che si manifestassero sintomi. Quindi sono praticamente prigioniero in casa mia.

Lo scorso sabato 5 settembre ho ricevuto la telefonata di un amico con il quale, qualche giorno prima, insieme ad altri amici, ero uscito a bere qualcosa, che mi informa di essere risultato positivo al tampone. È sabato pomeriggio, l'unica cosa che io possa fare è chiamare il numero verde dell'Asl per chiedere informazioni su come comportarmi: circa 40 minuti di attesa al telefono per sentirmi dire che devo contattare il mio medico curante e, tramite lui, fare richiesta del tampone all'Asl di competenza. È sabato pomeriggio, ripeto, quindi il medico curante non è in servizio: il lunedì mattina, 7 settembre, gli telefono e insieme, in linea, inoltriamo la richiesta per sottopormi al tampone all'Asl Napoli 2 Nord. Il medico è chiaro: devo, naturalmente, osservare l'isolamento fiduciario e attendere che l'Azienda sanitaria mi contatti.

Nel frattempo, come impongono le norme e la mia coscienza, ho avvertito il mio datore di lavoro di essere tra i contatti di una persona positiva, di aver fatto richiesta del tampone e di dover osservare l'isolamento domiciliare. Per tutelare tutti, conveniamo che il mio rientro al lavoro, fisicamente, possa avvenire soltanto in presenza dell'esito negativo del tampone o, in alternativa, di un'autorizzazione del mio medico che certifichi il mio buono stato di salute. Il medico, però, in assenza dell'esito del tampone, mi dice di non poter produrre alcun documento che certifichi che, sebbene io abbia trascorso le due settimane di isolamento senza l'insorgere di alcun sintomo del Coronavirus, posso tornare a lavorare, ad uscire, ad essere libero. E quindi oggi, martedì 15 settembre, sono 8 giorni che aspetto che qualcuno, dall'Asl, mi faccia sapere se posso essere sottoposto al tampone, mentre sono 15 giorni che sono chiuso in casa.

Un piccolo post scriptum per raccontare una ulteriore beffa. Tutti gli altri amici che, insieme a me, sono stati a contatto quella sera con la persona risultata positiva, non soltanto sono stati sottoposti a tampone nel corso settimana che si è appena conclusa, ma hanno avuto anche già gli esiti. Abitano tutti a una decina di minuti d'auto da casa mia e, quindi, ricadono anche loro nel territorio di competenza dell'Asl Napoli 2 Nord.