La premessa è fondamentale: Quando si parla di acqua ossigenata contro il Covid – 19, si intende una forma di prevenzione che non può sostituire il vaccino su cui si concentra la ricerca scientifica mondiale. Ma che non può e non deve sostituire tutte le altre forme di prevenzione, come la mascherina. A precisarlo a Fanpage.it è uno dei docenti napoletani che ha pubblicato lo studio, Antonio Del Prete, professore di Oftalmologia della Federico II di Napoli, che descrive l'uso dell'acqua ossigenata come ulteriore forma di prevenzione.

Professore, come nasce questo studio?

"Premesso che io uso da moltissimi anni l'acqua ossigenata, c'è una comunicazione del Ministero della Sanità in cui si diceva che l'acqua ossigenata allo 0,5% distrugge il virus in un minuto. Poi abbiamo avuto conferma da altri lavori internazionali che l'acqua ossigenata distruggeva il virus in un minuto e lo iodopovidone allo 0,6% anche distruggeva il virus. Questo praticamente sulle superfici. Da questo nasce l'idea di comprendere col virus che funzione ha, come aggredisce le vie aeree e aggredisce tramite la mucosa congiuntivale nasale e quella orofaringea"

Quando si parla di acqua ossigenata contro il Covid, cosa s'intende?

"C'è un lavoro molto importante che dice che il virus per riuscire ad arrivare all'epitelio e cominciare a replicarsi, ha bisogno di due giorni e poi per disseminarsi ha bisogno di 7 giorni. La cosa era quella di aggredire il virus prima che arrivasse sull'epitelio e in effetti perché il virus impiega tutto questo tempo per attraversare il muco e arrivare sull'epitelio, perché ci sono fortunatamente tutta una serie di meccanismi immunologici della mucosa noi a questo aggiungiamo l'acqua ossigenata. L'acqua ossigenata quindi può riuscire a uccidere il virus prima che arrivi all'epitelio"

Quindi parliamo di una forma di prevenzione?

"Di prevenzione. Poi una volta che il virus è arrivato sull'epitelio e ha cominciato il suo processo di replicazione a questo punto sono altre le terapie che bisogna fare come gli antivirali specifici. Il nostro valore dal punto di vista scientifico può essere convalidato con dei trial clinici, interessando le strutture universitarie, gli ospedali dove aumentano le casistiche e dove possiamo dimostrare che questi dati scientifici devono essere avvalorati dai numeri che che effettivamente usando l'acqua ossigenata il virus non riesce ad attaccare l'epitelio, basta farla una volta. Non si sostituisce alla mascherina, deve essere in aggiunta alla mascherina".

Lo studio (qui il link) è stato redatto, oltre che da Antonio Del Prete, da Arturo Armone Caruso, direttore sanitario dell'Aias di Afragola e responsabile dell'Uo di Diagnostica Orl e Citologia nasale; Antonio Ivan Lazzarino, ricercatore dell' "Agency of clinical research and medical statistics" di Londra; Lucia Grumetto, docente del dipartimento di Farmacia della Federico II e Roberto Capaldi, medico.

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