Consiglio regionale Campania, c’è un problema sui gruppi. Per le Commissioni scontro su Trasporti a Lista Fico

«Se si blocca la Regione appena eletta che diciamo alla gente? No, scusate, siamo fermi per il questore e il presidente di commissione?», riflette a voce alta uno dei consiglieri di maggioranza in Consiglio regionale Campania. E in effetti il rischio è proprio questo.
Si tratta di una coperta che lascia fuori o piedi o testa, non c'è che fare: nella battaglia per ottenere una delle 8 presidenze delle commissioni permanenti e l'ultima casella dell'ufficio di presidenza (questore alle Finanze) qualcuno resterà fuori. E poi, una volta stabiliti i rapporti di forza ci sono ancora solidi appetiti su questa o quella commissione. Che si fa? Senza commissioni non si incardina il bilancio regionale e sine pecunia ne cantantur missae, c'è poco da ragionarci.
Commissioni regionali, l'accordo che c'era e non c'è più
Nelle ultime ore l'accordo era: 3 commissioni al Pd, 2 al Movimento Cinque Stelle, una a Casa Riformista (renziani), una al Partito Socialista, una alla lista A testa Alta (deluchiani), mentre per Avs c'era il questore alle Finanze nell'Ufficio di Presidenza. Niente per "Noi di centro" (mastelliani) ma soprattutto niente per "Lista Fico", 3 consiglieri in Aula la compagine più vicina al governatore Roberto Fico.
In queste ultime ore qualcosa pare cambiato. Ed è qualcosa di politico. I duri attacchi dell'ex presidente della Regione Vincenzo De Luca, venerdì scorso, avrebbero fatto maturare nell'attuale capo della giunta campana la necessità di non chiedere un sacrificio solo ai suoi, anzi di «serrare i ranghi».
Si è rafforzato su questo ragionamento l'asse tra Palazzo Santa Lucia e Palazzo San Giacomo, sede di quel Comune di Napoli il cui sindaco Gaetano Manfredi è da mesi anch'egli oggetto di pesanti attacchi di De Luca.
Le parole di De Luca sul «clima da massoneria deviata» a Napoli
Venerdì scorso De Luca, nella sua solita diretta social, aveva parlato di «massoneria deviata», di «clima da P2» a Napoli. L'affondo, non diretto ma non certo ermetico, al sindaco della terza città d'Italia e capo dell'Anci è stato al tempo stesso un salto di qualità (in basso) del dibattito e un turning point: Manfredi non è più disposto a questo bombardamento nel silenzio dei maggiorenti Pd, Fico vuole evitare di essere il prossimo. E su questa linea si muoveranno anche per il futuro.
Ma ora, sulle commissioni, questo si traduce in: Lista Fico deve averne una, la Trasporti. Il candidato naturale è Nino Simeone, manfrediano, capogruppo. Consentirebbe anche una linea diretta con Edoardo Cosenza, potente assessore comunale alle Infrastrutture. Ma i Dem non fanno salti di gioia all'ipotesi. La mediazione affidata al vicepresidente Mario Casillo non è ancora chiusa. Quindi non c'è un patto, l'accordo è come il gatto di Schrödinger: che esista o meno lo scopriremo solo il 21 gennaio, quando si riunirà il Consiglio regionale.
Il caso dei gruppi "garantiti" dai parlamentari europei
Ieri mattina, convocata dal presidente Massimiliano Manfredi, si è riunita la Giunta per il Regolamento, composta dall'Ufficio di presidenza e dai capigruppo per la costituzione ufficiale dei gruppi consiliari. I gruppi sono importanti: hanno una dotazione economica ad hoc in bilancio, uno staff e ovviamente peso politico anche nella comunicazione esterna.
Ed è stata questa l'occasione in cui Rosario Andreozzi, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, in pochi minuti ha posto un problema che rischia di mettere in crisi la costituzione di alcuni gruppi.
Premessa, bisogna leggere lo statuto della Regione Campania. Articolo 18, comma 1, si parla della costituzione dei gruppi in consiglio regionale. I gruppi consiliari devono avere almeno 5 consiglieri. C'è una deroga: possono essere anche mini-gruppi di 2 consiglieri, a patto che «siano eletti nella medesima lista elettorale e abbiano rappresentanza nel Parlamento nazionale o in quello europeo». Così recita la norma. Ci sono 4 gruppi che non raggiungono il numero minimo dei 5 consiglieri e si sono fatti "garantire" da parlamentari europei.
Il primo è "A testa alta": i fedelissimi di De Luca li ha garantiti l'europarlamentare Lello Topo, del Partito Democratico dichiarando che «i consiglieri regionali di "A testa alta" sono espressione della componente dell'Alleanza progressista dei Socialisti e democratici europei al Parlamento europeo». Ha fatto lo stesso anche un altro europarlamentare Pd, Sandro Ruotolo, però con il Partito Socialista. Anche lui ha dichiarato che la pattuglia di Avanti Campania PSI è espressione di Socialisti e democratici europei al Parlamento europeo.
Poi c'è Lista Fico che si è fatta garantire dal parlamentare europeo M5s Danilo Della Valle, del gruppo The Left. E infine, il parlamentare europeo Fdi Francesco Torselli che riconosce il gruppo Cirielli Presidente nel centrodestra come espressione del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei.
Ma tutti questi gruppi regionali, si interroga Andreozzi, sono davvero legati a queste compagini europee come chiede il regolamento o si tratta di un espediente? Il presidente dell'Aula Manfredi ha avviato una istruttoria che sarà svolta dagli uffici e da un consigliere: designato il Pd Giorgio Zinno.