Chi è Raffaele Afeltra, il boss ucciso a colpi di fucile davanti al genero a Pimonte
Lo hanno aspettato dove sapevano che lo avrebbero trovato: ai margini di un terreno di sua proprietà, dove, anche di domenica, si recava per occuparsi degli animali. Il killer, probabilmente da solo, è spuntato fuori dalla vegetazione col fucile tra le mani; quattro colpi, tutti diretti verso il lato passeggero dell'automobile, poi la fuga. È morto così Raffaele Afeltra, 69 anni, detto "‘o Burraccione", storico boss del clan Afeltra-Di Martino, egemone nella zona dei Monti Lattari e implicato sia nella coltivazione di marijuana sia nel rifornimento degli altri tipi di stupefacente nelle piazze di spaccio.
L'agguato è avvenuto intorno alle 19 di ieri, 30 agosto, nel territorio di Pimonte (Napoli), lungo la strada sterrata che porta alla ex statale per Agerola. Afeltra era sulla sua Fiat Panda verde, guidata dal genero, 35 anni. Probabilmente chi aveva deciso di ucciderlo conosceva le sue abitudini; l'obiettivo era soltanto lui: tutti i pallettoni sono stati esplosi verso la parte destra della vettura, l'altro uomo è rimasto illeso ed è stato a lungo sentito dagli investigatori per fare chiarezza su dinamica e movente. Le indagini, affidate ai carabinieri di Castellammare di Stabia e del nucleo investigativo di Torre Annunziata, naturalmente puntano alla lotta per il controllo della droga sui Monti Lattari, la stessa partita che, negli ultimi anni, ha lasciato a terra diverse vittime, tutte ammazzate con le stesse modalità, come se fosse una firma.
Il 69enne era tornato libero nel 2023, dopo avere scontato una condanna per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tra i destinatari dell'ordinanza scaturita dall'inchiesta Olimpo, che aveva coinvolto diversi esponenti criminali della zona e dell'area di Castellammare di Stabia, nel dicembre 2019 Afeltra era riuscito a sfuggire alle manette; tre mesi dopo si era consegnato al carcere di San Gimignano (Siena). Prima di questa condanna aveva scontato oltre 20 anni di detenzione per reati di camorra.
La morte di Afeltra potrebbe portare a un profondo cambiamento negli equilibri camorristici della zona, anche alla luce dei recenti arresti: nei mesi scorsi sono finiti in manette due suoi nipoti, Antonio Chierchia e Raffaele Scarfato, accusati di avere ucciso Carmine Zurlo, il 29enne di cui si sono perse le tracce nel 2022, e di avere fatto sparire il suo corpo; il ragazzo, ritenuto elemento di vertice del gruppo di Afeltra e suo riferimento sul territorio durante la detenzione, sarebbe stato ucciso perché si sarebbe impossessato di parte di una estorsione da 130mila euro destinata alle casse dell'organizzazione criminale. Per quella vicenda è indagato a piede libero l'altro boss del gruppo di Pimonte, Francesco Di Martino, zio di Zurlo.