Caserta, il vice ispettore Garofalo, arrestato per mazzette, in silenzio davanti al gip

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Andrea Garofalo, 56 anni, l'ispettore della Polizia di Stato arrestato ieri, 13 aprile, dalla Squadra Mobile di Caserta nell'ambito di una indagine della Procura di Napoli Nord su un presunto sistema di corruzione sulle interdittive antimafie: ad imprenditori sarebbero stati chiesti soldi per l'inserimento e la permanenza nella "white list" della Prefettura, ovvero l'elenco delle aziende risultate "pulite" ai controlli antimafia; col poliziotto è finito in manette, anche lui in carcere, il commercialista Domenico D'Agostino, 63 anni.
Per entrambi l'accusa è di concussione (Garofalo risponde anche di rivelazione di segreto d'ufficio). Il ruolo dell'ispettore, per gli inquirenti, è centrale per via delle mansioni di cui si occupa: è da anni responsabile degli accertamenti patrimoniali e delle informazioni antimafia della Divisione Anticrimine della Questura di Caserta e, anche, componente del Gruppo Interforze Antimafia (Gia) che, nella Prefettura di Caserta, si occupa di interdittive antimafia alle aziende. Tra i compiti di Garofalo figurano anche l'iscrizione e l'aggiornamento della white liste delle imprese.
Gli imprenditori che hanno denunciato di avere subìto richieste di denaro sono due, ma gli inquirenti sospettano che il giro sia molto più ampio. Ieri, nel corso della conferenza stampa convocata ad Aversa, il procuratore Domenico Airoma ha rivolto un appello a denunciare alle vittime finora rimaste in silenzio.
Tra gli episodi contestati, quello basato sulla denuncia di un imprenditore edile: Garofalo si sarebbe fatto promettere 10mila euro e due colombe pasquali da 80 euro per "agevolare" l'aggiornamento di una società di sua proprietà nella white list della Prefettura di Caserta. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, che si è svolto nel carcere militare dei Santa Maria Capua Vetere, l'ispettore ha deciso di non rispondere alle domande del gip; l'avvocato Gabriele Piatto, suo difensore, lo descrive come molto provato e valuta di presentare ricorso al Tribunale del Riesame.