Alba e Luca sono una famiglia. Lo sono da quando lei e il suo papà si sono incontrati in ospedale, dopo che la mamma della piccola ha deciso di affidarla alle cure dei medici, perché consapevole che non avrebbe potuto prendersene cura. Ed è stato in quel momento, dopo che diverse persone avevano rinunciato all'adozione di Alba che Luca Trapanese, gay e single, ha potuto portarla a casa. Nel 2017  Luca infatti  ha deciso di iscriversi al registro degli affidi dei single al tribunale di Napoli.

«Nessun giudice mi ha chiesto quale fosse il mio orientamento sessuale. Anche gli assistenti sociali si sono preoccupati di quello che potevo offrire ad Alba, hanno valutato la mia stabilità economica, psicofisica e la mia casa», aveva raccontato Luca a Fanpage.it, sottolineando come non ritenesse importante che Alba fosse una bimba con la sindrome di down, ma solo che fosse sua figlia.

La loro storia è diventata un simbolo anche e soprattutto per chi crede che famiglia sia un luogo in cui prendersi cura l'uno dell'altro, oltre le convenzioni. Proprio per questo Luca ha deciso di scrivere in un post sulla sua pagina Facebook poche parole, per spiegare a chi, come Matteo Salvini, crede che la famiglia possa essere composta solo da un padre e una madre.

"Matteo Salvini ospite a Domenica Live di Barbara d'Urso ha parlato ancora una volta di famiglia, come la intende lui e cioè quella composta da un padre e una madre, toccando anche il tema delle adozioni per le coppie omosessuali.

Chi conosce la mia storia sa che non ho mai giudicato la madre naturale di Alba per averla lasciata in ospedale rinunciando al proprio ruolo genitoriale, né ho mai speso una sola parola critica sulle decine di coppie eterosessuali e idonee all’adozione che non hanno neanche voluto conoscere Alba quando sono state convocate.

Alba, meravigliosa bambina con la sindrome di Down l’ho adottata io: maschio, single e gay. Aveva 30 giorni quando è arrivata a casa. Il mio è stato un Sì incondizionato.

Sono stato felicissimo di stravolgere la mia vita per lei rinunciando alle mie vecchie abitudini e avendo davanti agli occhi un’unica grande luce: Alba e le sue priorità. Sono forse un santo o un eroe? Niente affatto. Sono un genitore come lo sono tutti quei papà profondamente consapevoli del loro ruolo. Alba e io conduciamo una vita – consentitemi di definirla così, anche se è una parola che non amo per niente – estremamente tradizionale. Alba ha me, ha i suoi cugini, i suoi nonni, la sua preziosissima tata ed è circondata dall’amore di tutti. È proprio questo che rende la nostra vita tradizionale: l’amore e basta che fa di Alba una bambina felice e serena. Io sono il suo insostituibile punto di riferimento e lei è il mio.

È mia figlia dal primo momento che l’ho presa fra le braccia. Siamo una famiglia. Sapete, ho dovuto sopportare parole davvero pesanti alle quali non ho mai risposto: “Te l’hanno data perché non l’ha voluta nessuno… L’avrebbero data a chiunque…”. No! Non ho avuto sconti dovuti alla disabilità di Alba o al fatto che nessuna famiglia eterosessuale l’aveva scelta. Sono stato valutato dai servizi sociali e dal Tribunale dei Minori. Io sono il papà di Alba perché sono stato ritenuto idoneo ad esserlo.

Vorrei dire a Matteo Salvini che alla base della famiglia non c’è il sesso delle due figure genitoriali, ma la qualità del rapporto, che significherà il miglior accudimento possibile ai figli. Caro Matteo, io e Alba saremmo felici di averti ospite a casa nostra, vorremo farti conoscere la nostra vita, ma soprattutto ci terrei a farti respirare l’atmosfera che la riempie.

Sono sicuro che quando andrai via, chiudendoti la porta alle spalle, ti domanderai cosa manca alla famiglia di Luca e Alba e ti risponderai: niente.