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Campi Flegrei, il nuovo studio Ingv: come la pioggia influenza terremoti e pressione del suolo

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, in un nuovo studio, ha analizzato il modo in cui la pioggia influenza il rilascio dei fluidi idrotermali nella zona di Pisciarelli, influenzando così pressione e tremori del suolo e anche i terremoti.
A cura di Valerio Papadia
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L'attività idrotermale di un vulcano comprende tutte le manifestazioni che collegano le strutture interne alla superficie, come le emissioni di gas e vapore. È dunque ovvio che, in un vulcano così monitorato come quello dei Campi Flegrei, in cui le emissioni delle fumarole sono un fenomeno così visibile e distintivo, l'attività idrotermale sia costantemente attenzionata e, anzi, sia al centro di un nuovo studio dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) – condotto in collaborazione con l'Università Federico II di Napoli e l'Università di Palermo – che si è concentrato su come la pioggia influenzi il rilascio dei liquidi idrotermali nella zona di Pisciarelli, punto della caldera dei Campi Flegrei situato tra Pozzuoli e il quartiere napoletano di Agnano, in cui questa attività è più significativa.

I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti tra il 2019 e il 2024 e hanno riscontrato un comportamento molto lineare. Dopo piogge particolarmente intense aumenta la vibrazione continua del sottosuolo, il cosiddetto tremore sismico, mentre diminuisce il segnale acustico prodotto dal vapore che fuoriesce in superficie. Pertanto, quando l'acqua piovana penetra nel sottosuolo entra in contatto con fluidi caldi e con il vapore; raffreddandoli, ne favorisce la condensazione, riducendo il vapore che arriva in superficie ma aumentando la pressione nei condotti sotterranei che alimentano l'attività idrotermale.

Il tremore del suolo dovuto alla condensazione del vapore

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Concentrandosi sul tremore sismico che contraddistingue l'area di Pisciarelli della caldera dei Campi Flegrei, il nuovo studio ha rivelato come questo sia dovuto alla condensazione del vapore: quando le bolle di gas incontrano acqua più fredda collassano rapidamente e generano variazioni di pressione che producono vibrazioni elastiche registrabili superficialmente come onde sismiche. In inverno, quando solitamente le piogge sono più abbondanti, la zona di condensazione si estende più in profondità, mentre in estate, con meno precipitazioni, la zona di condensazione tende a restringersi.

Il legame tra pioggia e terremoti

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Oltre a dare origine al tremore del suolo, l'acqua piovana genera anche un aumento della pressione nel sistema idrotermale. Le stime indicano che la pressione può crescere fino a 30 kPa, un valore sufficiente a innescare piccoli terremoti. Si è osservato, così, che nei mesi più piovosi la pressione idrotermale aumenta, generando tendenzialmente terremoti più frequenti; nei mesi estivi, al contrario, l'attività sismica diminuisce. Come sottolinea l'Ingv, però, nonostante la pioggia possa influire ad attivare le dinamiche del sottosuolo, non può essere considerato il motore del bradisismo dei Campi Flegrei, che risiede nel sistema magmatico profondo.

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