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Caivano resta senza palazzetto sportivo. La Phoenix Volley: “Costretti a giocare nelle palestre scolastiche”

Nel giorno dell’inaugurazione del Centro Delphinia a Caivano, l’associazione Phoenix a Fanpage.it spiega: “Noi e altre associazioni rischiamo di rimanere fuori”
Intervista a Emanuele Emione
Vicepresidente Associazione Sportiva Dilettantistica Phoenix Volley Caivano
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Emanuele Emione
Emanuele Emione

Un palazzetto per giocare a pallavolo, per non vanificare i sacrifici di tante ragazze di Caivano e di paesi limitrofi che stanno lottando per salire nella Serie B di volley. Questa la richiesta dell'Associazione Sportiva Dilettantistica Phoenix Volley Caivano, che da quasi 20 anni si occupa di sport nel territorio. E così, nel giorno della inaugurazione del Centro Delphinia, l'associazione ha chiesto di accendere i riflettori anche sulla loro vicenda, che riguarda anche altre società in attesa di un palazzetto che tarda ad arrivare. "Noi chiediamo solo di poter continuare a fare attività sportiva in maniera dignitosa in questo territorio", ha spiegato in una intervista rilasciata a Fanpage.it il vicepresidente dell'associazione, Emanuele Emione.

Che tipo di attività fate come società dilettantistica?

Noi facciamo attività sportiva a Caivano fin dal 2007, e da quest'anno in collaborazione con un'altra associazione stiamo cercando di mettere su altri progetti per quanto riguarda l'inclusione, le disabilità, l'autismo, e via dicendo. Servirà personale specializzato, certo, ma soprattutto servono le strutture. Al momento abbiamo 400 tesserati che partecipano ai campionati sportivi di pallavolo.

Oggi c'è l'inaugurazione del Centro Delphinia a cui ha preso parte anche la premier Meloni…

Il centro Delphinia, quando venne progettato, sarebbe dovuto diventare un palazzetto, ma in realtà non lo è mai diventato. Non ha mai svolto questa attività. Sarebbe stata una bella occasione per poterlo fare ora, e invece ci saranno campi all'aperto, pista da skateboard, piscina… ma non ci sarà un palazzetto. E per noi, dunque, è inservibile. Ma non solo per noi. Di fatto non potrà usarla neanche l'associazione di basket o di danza artistica. Noi siamo nelle finali promozione per la Serie B di pallavolo, se dovessimo davvero salire non avremmo neppure dove andare a giocare. Già attualmente ci "adattiamo" alle palestre scolastiche, con tutti i problemi del caso.

Che problemi state riscontrando?

Le palestre delle scuole caivanesi non sono adatte per ospitare gare, molte sono vecchie con mura decadenti, fari che non funzionano, pavimenti in condizioni disastrate… si è detto in questi mesi "Caivano non può non avere uno stadio, non può non avere un centro sportivo, non può avere…". Tutto giusto. E noi? Tra poco non avremo più dove giocare e sarebbe un peccato dover chiudere dopo quasi vent'anni di attività. Abbiamo 400 iscritti che dovrebbero solo andarsene a giocare altrove. Diciamo che Caivano deve ripartire… ma, senza strutture, le associazioni cosa possono fare? Visto che ora l'attenzione su Caivano è alta, si stanno facendo tante cose, lo spazio c'è.

Quindi, voi, come associazione, cosa chiedete?

Quello che chiediamo è semplicemente di poter praticare sport in maniera decente. Non si può barcamenarsi per capire come cambiare una lampadina in una palestra scolastica, oppure vedere acqua che gocciola in campo in caso di pioggia. Non si può fare, nello sport, detto banalmente in napoletano, a chi figli e a chi figliastri.

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