Valentina Casa
in foto: Valentina Casa

L'assoluzione di Valentina Casa, la madre del piccolo Giuseppe, sette anni, ucciso di botte dal patrigno Tony Essobti Badre il 27 gennaio 2019, è un "precedente pericoloso". Lo spiegano le associazioni per la difesa dei diritti dei minori, che si erano costituite parti civili nel processo di primo grado e che ora chiedono l'appello nei confronti della donna, che era accusata di omicidio nei confronti del piccolo Giuseppe e di tentato omicidio nei confronti della sorellina. La donna è stata ritenuta colpevole solo sotto il profilo omissivo e non come responsabile diretta.

Lei, Valentina Casa, è stata così condannata a sei anni di reclusione, per il reato di maltrattamento in concorso con il compagno, che invece è stato ritenuto colpevole e condannato all'ergastolo. Ma Cam Telefono Azzurro ed "Akira", le due associazioni per la difesa dei diritti dei minori, non ci stanno e tramite l'avvocato Clara Niola spiegano le ragioni del ricorso in Appello. "Non potevamo rimanere inermi dinanzi a una sentenza assolutoria che scagiona una mamma dinanzi ai propri obblighi giuridici e morali", spiega l'avvocato Niola, "Riteniamo che una sentenza del genere possa costituire un grave precedente giuridico a favore di tutti quei genitori che omettono l'obbligato intervento di tutela della prole in virtù della loro posizione di garanzia". Il ricorso in Appello era stato già proposto anche dalla Procura di Napoli Nord, attraverso i sostituti procuratori Fabio Sozio e Paola Izzo. A inizio marzo era stata anche respinta la richiesta di scarcerazione per la donna, che dunque si trova ancora oggi in carcere.