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Morte di Samuele, 3 anni, giù dal balcone a Napoli
19 Settembre 2021
9:16

Bimbo morto a Napoli dopo caduta dal balcone, a che punto sono le indagini per omicidio

La morte del piccolo Samuele, 3 anni, precipitato da un balcone in via Foria a Napoli: si pensava ad una tragedia, ora si indaga per omicidio e un uomo è in carcere con gravi accuse. Si tratta di un collaboratore domestico. L’uomo ha respinto ogni accusa. Un video su Tik Tok mostra che il bambino aveva già ascoltato la minaccia “Ti getto giù”. Lunedì l’udienza di convalida dell’indiziato. I genitori chiedono ai media di non pubblicare più foto del bambino.
A cura di Redazione Napoli
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Morte di Samuele, 3 anni, giù dal balcone a Napoli

Samuele, 3 anni (ne avrebbe compiuti 4 ad ottobre) è morto venerdì 17 settembre precipitando dal terzo piano della sua casa a Napoli, in via Foria, angolo via Giuseppe Piazzi. I parenti del piccolo sono una nota famiglia di commercianti che hanno il negozio proprio sotto il palazzo e che dunque, drammaticamente, hanno visto il volo tragico del bimbo per primi. Inizialmente si pensava ad un tragico incidente, un bimbo vivace che si arrampica pericolosamente sul balcone, perde l'equilibrio e cade, morendo sul colpo.

Sabato 18 settembre, invece, le indagini prendono un'altra strada, quella dell'omicidio. È stato arrestato un uomo, Mariano Cannio, 38 anni incensurato, ritenuto gravemente indiziato dell'omicidio volontario del bimbo di 3 anni. L'arrestato, che avrebbe documentati problemi psichici, ha respinto ogni accusa.

Morte di Samuele, dinamica dei fatti

Lunedì alle 9.30 il giudice per le indagini preliminari dovrà convalidare un  provvedimento di fermo cautelare che secondo gli inquirenti è sostenuto da «importanti indizi». Cannio è un collaboratore domestico, un uomo che si "arrangiava", conosciuto nel quartiere. Carattere introverso, da nessuno tuttavia considerato un potenziale pericolo: non vi sarebbe alcun precedente comportamento in tal senso.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Carmen, la mamma di Samuele, incinta del secondo figlio (ottavo mese di gravidanza)  si era allontanata dalla stanza dove era il figlio e in casa c'era anche l'uomo, intento a sbrigare le faccende domestiche.

La ricostruzione di Cannio è questa: ero sul balcone, ho solo preso in braccio il piccolo Samuele, non l'ho deliberatamente scaraventato giù dal balcone. Dunque nega ogni dolo ed è su questo che verterà la difesa, tra incidente e atto volontario. Nelle prossime ore altri elementi utili saranno desunti dall'autopsia della giovanissima vittima, atto fondamentale e propedeutico alla fissazione della data dei funerali del piccolo Samuele.

Ieri, sabato 18 settembre, in forma privata a casa della famiglia si è recato l'arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia per esprimere il suo cordoglio. Il vescovo ne ha parlato durante la celebrazione della messa per San Gennaro:

Mi sono recato a casa di Samuele per abbracciare i suoi genitori, e mi fermo un attimo e chiedo a tutti voi di fare altrettanto, di pregare per Carmen e Giuseppe e di abbracciarli, perché hanno bisogno di questa preghiera e della nostra vicinanza.

Il video di Tik Tok

È emersa nelle ultime ore la presenza di un video pubblicato sul social network Tik Tok nel quale il bimbo, carattere vivace, sveglio, "scetato", come si dice a Napoli, diceva parlando alla telecamera del cellulare in napoletano «Je te jetto abbascio», io ti butto giù (dal balcone). Da chi aveva sentito quest'espressione il piccolo Samuele? Questo è l'interrogativo degli inquirenti. Il video si conclude con Samuele che di colpo non parla più, come per non farsi ascoltare da qualcuno verso cui volge lo sguardo. Al momento tuttavia questo video «non è oggetto di contestazione» da parte della pubblica accusa nei confronti dell'imputato, spiega l'avvocato di Cannio.

Le tensioni nel quartiere: "Non fate gli sciacalli"

La zona è stata letteralmente invasa non solo dai giornalisti, dai fotografi e dai cameraman ma anche  dalle dirette televisive dei programmi televisivi del pomeriggio. Inevitabili le tensioni: ieri è stato detto chiaramente a chi si avvicinava troppo al negozio e all'ingresso del palazzo di stare alla larga di rispettare il dolore dei parenti di un bimbo di tre anni, ancora increduli per quanto accaduto.

Sono decine i residenti e non che hanno coperto la strada di fiori e comunicato manifestazioni d'affetto ad una famiglia sotto choc, distrutta dal dolore. Tuttavia, non è mancato anche il pellegrinaggio torbido: gente che ha scattato foto pubblicandole sui social network, addirittura pagine Facebook che hanno pubblicato una sorta di "cartello informativo" con foto e nome del presunto assassino, sentenziando una verità che di fatto non c'è ancora e altre (ma purtroppo anche giornali) che si sono prodigati nel pubblicare foto della chiazza di sangue a terra e saccheggiare i profili facebook alla ricerca di qualcosa.

Ieri è comparso un cartello proprio tra via Foria e via Piazzi dal contenuto molto chiaro, rivolto ai giornalisti che stazionavano da ore ormai sul marciapiede:

Nel rispetto dell'immenso dolore della famiglia preghiamo giornalisti e curiosi di non fare pellegrinaggio e sciacallaggio mediatico.

La mamma del bimbo con una dichiarazione pubblica ha chiesto esplicitamente agli organi di stampa, tv, online, cartacei, di non pubblicare più fotografie e video del figlio, materiale prelevato  dai canali social di famiglia e di rispettare la loro riservatezza e la loro privacy.

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