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Bimbo col cuore “bruciato” dopo il trapianto, i medici: “Quadro drammatico anche per polmoni e reni”

Peggiorano le condizioni del bimbo che ha subito il trapianto di cuore al Monaldi. Dopo il parere dei medici del Bambino Gesù di Roma, appaiono compromessi anche altri organi.
A cura di Beatrice Tominic
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L’ospedale Monaldi di Napoli (foto di archivio)
L’ospedale Monaldi di Napoli (foto di archivio)

Ha subito un trapianto di cuore all'ospedale Monaldi di Napoli, ma l'organo era compromesso: il cuoricino è bruciato. E il piccolo è gravissimo. Le sue condizioni sono così critiche che il suggerimento degli esperti dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma del reparto di cardiologia e la cardiochirurgia dei trapianti, Rachele Adorisio Lorenzo Galletti è quello di evitare di sottoporre il piccolo a un nuovo trapianto. "Allo stato attuale non è indicato", hanno fatto sapere qualche giorno fa, scatenando le lacrime in diretta tv. Una possibilità, quella del trapianto, che invece non viene ancora esclusa dal Monaldi, che ha messo il piccolo come primo in lista di attesa: spetta a loro l'ultima parola.

Il quadro clinico del piccolo appare molto compromesso: emorragia cerebrale, infezione e problemi anche agli altri organi, in particolare reni, polmoni e fegato. Nella giornata di oggi, però, potrebbe arrivare una nuova valutazione da parte dei medici: non è ancora esclusa la possibilità di impiantare nel piccolo un cuore meccanico.

Trapiantato con un cuore bruciato: perché le condizioni del bimbo stanno peggiorando

Il trapianto è stato effettuato lo scorso 23 dicembre, ma il cuoricino era stato "congelato durante il trasporto" con un mese di ritardo, come segnalato dallo stesso Monaldi al Centro Nazionale Trapianti. Fino a quel momento era conservato in un normale contenitore di plastica. A seguito dell'accaduto Fico ha ordinato un'ispezione nell'ospedale: nel frattempo risultano indagati in sei fra medici e paramedici.

Un trapianto senza il quale il piccolo sarebbe morto, ma che ha portato a una situazione che ha compromesso l'organo che non è riuscito a ripartire e che ha causato l'Ecmo nel piccolo. "Dopo due o tre settimane può dare effetti collaterali molto gravi", ha fatto sapere all'edizione locale di Repubblica Carlo Pace Napoleone, che dirige la cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino, secondo il quale un ulteriore trapianto potrebbe causare un'emorragia più importante.

Ipotesi nuovo trapianto: i rischi per il bambino

Le Tac del 6 e del 10 febbraio hanno già rivelato una "emorragia ventricolare e subaracnoidea" che rappresenta "una controindicazione maggiore a un trapianto in urgenza". Il piccolo ha un'infezione da pseudomonas aeruginosa e prende degli anticoagulanti contro il rigetto che indeboliscono le difese immunitarie. Secondo i medici questa situazione rappresenta una "controindicazione assoluta" e potrebbe far aumentare il rischio di mortalità post operatoria.

Cosa comportano gli organi compromessi per il piccolo trapiantato al cuore

All'insufficienza renale, per contrastare la quale servirebbe un altro trapianto, si aggiungono anche problemi al fegato e a un polmone: la coesistenza di queste disfuzioni "configura un quadro di insufficienza multiorgano avanzata, associato a prognosi estremamente sfavorevole in caso di reintervento". Un rischio che aumenta già in presenza di un doppio trapianto al cuore entro pochi mesi e che si aggrava ulteriormente con l'ipotesi di un trapianto combinato (con rene e cuore, ad esempio). Il fatto che ci sia scarsità di donazioni non aiuta: "Eseguire un trapianto su chi non può riceverlo corrisponde a togliere l'opportunità di stare bene a un'altra persona che è in lista", ha aggiunto il dottor Napoleone.

Poi, tornando sul caso specifico, ha concluso: "Le capacità di recupero dei bambini a volte sono incredibili, ma questo è davvero un caso complicato e il piccolo è in condizioni davvero precarie".

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