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“A Fuorigrotta comando io, ti brucio nell’acido”, arrestato per stalking Luca Troncone, cognato del boss Vitale

Arrestato Luca Troncone, cognato del capoclan Vitale: avrebbe perseguitato un uomo per costringerlo a lasciare il quartiere, qualificandosi come capo del clan e minacciandolo più volte di morte.
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A cura di Nico Falco
Immagine di repertorio
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Tutto sarebbe partito da una relazione sentimentale con una donna del Rione Traiano, in precedenza legata a un malavitoso locale. Una "mancanza di rispetto", per la quale un uomo, incensurato, sarebbe stato preso di mira da Luca Troncone, cognato del boss Vitale, detenuto al 41bis: presentandosi come il "capo di Fuorigrotta", lo avrebbe minacciato e aggredito ogni volta che lo incontrava, anche al di fuori del quartiere di Fuorigrotta, dicendogli di cambiare città o sarebbe stato ucciso.

L'ordinanza di applicazione della misura cautelare, arrivata al termine delle indagini svolte dai carabinieri e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, è stata eseguita dai militari dell'Arma del Nucleo Operativo di Bagnoli questa mattina, 4 luglio. Il 47enne è accusato di atti persecutori, lesioni, minacce e rapina (per avere sottratto un casco durante un'aggressione) aggravate dal metodo mafioso. Luca Troncone era finito in manette anche a maggio 2026 per rapina e sottoposto ai domiciliari: aveva rubato dei cosmetici per un valore di una trentina di euro da un negozio di Fuorigrotta e, scoperto, aveva aggredito l'addetto alla sicurezza.

I fatti contestati nell'ordinanza eseguita oggi dai carabinieri risalgono ai primi mesi del 2026, periodo in cui il capoclan Vitale Troncone e suo figlio, ritenuti ai vertici del clan, erano entrambi già detenuti (e non risultano indagati in questa vicenda). Ma le vessazioni per l'uomo, estraneo da contesti criminali, sarebbero cominciate già nel 2023. In quel periodo Luca Troncone, all'epoca ancora registrato all'anagrafe come Luisa (negli anni successivi ha completato il percorso di transizione e cambiato il nome), avrebbe fermato l'uomo per strada e avrebbe detto che il marito della donna con cui aveva avuto una relazione lo stava cercando per "scioglierlo nell'acido"; gli avrebbe quindi detto che a Fuorigrotta comandava lui e lo avrebbe costretto a inginocchiarsi e a baciargli le mani.

La vittima si era poi informata sull'identità della persona che lo aveva fermato e aveva saputo che si trattava della nipote del boss Troncone, conosciuta come Lisa (in realtà Luca Troncone è il cognato di Vitale, essendo il fratello di sua moglie, che porta lo stesso cognome). Spaventato da quella parentela, l'uomo era tornato a vivere a Milano, salvo poi fare ritorno a Napoli per stare insieme alla sua compagna.

Nei primi giorni del 2026, i nuovi episodi. L'uomo sarebbe stato minacciato da Luca Troncone sia a Fuorigrotta, durante incontri casuali per strada, sia quando si sarebbero incrociati in una discoteca di Varcaturo. In tutti i casi, le stesse minacce, sempre facendo riferimento al clan di camorra: avrebbe dovuto lasciare la città o sarebbe stato ammazzato. Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, di fronte all'ennesima intimidazione, alla quale si sarebbe opposto, avrebbe ricevuto una nuova minaccia: "Guardati le spalle perché prima o poi troverai qualcuno che ti ammazza". In un caso l'uomo, l'8 marzo 2026, sarebbe stato bloccato anche per strada, in via Nino Bixio, da alcune persone in scooter, che avrebbero fatto intendere di essere armati e gli avrebbero detto di essere stati mandati dalla "padrona".

E, quattro giorni dopo, il 12 marzo, Luca Troncone avrebbe incontrato casualmente la vittima in un bar di Fuorigrotta, l'avrebbe trattenuta tenendola sotto braccio e le avrebbe detto di aspettare, che di lì a poco sarebbe arrivata "altra gente", tra cui "mio cognato Vitale Troncone", per fargli capire "la situazione a Fuorigrotta"; l'uomo si sarebbe divincolato e, quando avrebbe detto che avrebbe avvisato i carabinieri, sarebbe stato nuovamente minacciato: "Ti brucio nell'acido, ammazzo a te e pure a loro se voglio, perché qua comando io".

Oltre alle minacce, ci sarebbe stato anche il tentativo di mettere persone del quartiere contro di lui con una storia inventata: l'uomo ha raccontato di avere saputo da alcuni conoscenti che a Fuorigrotta girava la voce che il clan Troncone ce l'avesse con lui perché aveva violentato una bambina di 12 anni. Pochi giorni dopo, a seguito di una nuova aggressione, l'uomo aveva deciso di lasciare l'Italia e trasferirsi in Francia.

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